Danni causati dal vaccino: Ministero deve risarcire 500mila euro
- Redazione
- 1 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Sentenza del Tar “No vax”: bimbo danneggiato dall’immunizzazione

MODENA. Il ministero della Salute ha tempo novanta giorni per risarcire due coniugi modenesi il cui figlio, che all'epoca dei fatti - nel 2004 - aveva tre mesi, ha riportato danni dovuti al vaccino esavalente. Lo ha stabilito una recente sentenza del Tar dell'Emilia-Romagna, pubblicata lo scorso 20 febbraio. Il bambino, oggi adolescente, è affetto da una cerebropatia cronica con grave ritardo nell'apprendimento, epilessia sintomatica, encefa- lopatia post natale e deficit visivo. Il giudice civile, a seguito di perizie sulle condizioni di salute del bambino, nel 2013, ha stabilito un nesso di causalità tra le sue condizioni di salute e, appunto, il vaccino. Il ministero della Salute, condannato a versare l'indennizzo ai due genitori modenesi, dopo il versamento di una prima tranche, per la quale era già stato condannato al pagamento dal Tar, è rimasto nuovamente in 'silenzio'. Al che i genitori si sono rivolti nuovamente al tribunale amministrativo, ottenendo la sentenza del 20 febbraio scorso. Questa seconda sentenza fa riferimento alla domanda di indennizzo presentata dai due genitori in base alla legge 229 del 2005, quella che riconosce appunto un indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze irreversibili causate da vaccinazioni obbligatorie. Il Ministero deve dunque riconoscere anche questo indennizzo alla famiglia. Complessivamente si tratta di una cifra vicina ai 500.000 euro. "I primi sintomi erano insorti nel piccolo dopo la puntura: parliamo del vaccino esavalente somministrato quando il bambino aveva tre mesi di vita - spiega il legale della famiglia, l'avvocato Francesco Terruli - e il Tribunale, con sentenza del 2013, vista la consulenza tecnica d'ufficio, ha riconosciuto il nesso di causa tra la somministrazione del vaccino (contro pertosse, tetano, poliomelite, tra le altre) e i deficit. Il ministero pagò una prima tranche dopo la prima sentenza del Tar a cui ci siamo rivolti proprio perché nulla, ancora, era stato versato nonostante la sentenza passata in giudicato. Poi - spiega sempre l'avvocato della famiglia - essendo previsto l'ulteriore indennizzo dalla legge 229 del 2005, abbiamo presentato nel 2017 un'ulteriore domanda per ottenere il risarcimento, appunto anche perché le condizioni dell'adolescente sono gravi. Eppure il Ministero, ancora una volta, è rimasto in silenzio. Il 20 febbraio il Tar ci ha dato ragione".
















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