“Dateci un porto sicuro”
- Redazione
- 8 set 2019
- Tempo di lettura: 2 min
di Domenico Palesse

MIGRANTI/LA ALAN KURDI È DA NOVE GIORNI IN MARE. L’APPELLO A MALTA
ROMA. Da nove giorni sono fermi in mezzo al mare, in attesa che Malta risponda alle loro richieste, che si fanno sempre più insistenti con l’aggravarsi delle condizioni a bordo. “Fate sbarcare queste persone”, l’appello che arriva dalla Alan Kurdi, l’imbarcazione della Sea Eye che lo scorso 31 agosto ha tratto in salvo 13 persone in fuga dalla Tunisia e che, da allora, è in stallo al largo di Malta. Tra giovedì e venerdì in cinque - quattro minorenni - sono stati fatti evacuare e trasferiti a Malta per verificare le loro condizioni di salute. Tra loro anche un 15enne che ha provato a scavalcare le reti di sicurezza nel tentativo di gettarsi in mare. “Le condizioni a bordo peggiorano di ora in ora”, dicono dall’imbarcazione, dove ora ci sono ancora otto persone, di cui altri quattro minori. Intanto, mentre sui social network il capitano della nave continua a lanciare messaggi al premier maltese, Joseph Muscat, il nuovo governo italiano potrebbe trovarsi davanti il primo caso di immigrazione da sbrogliare del dopo Salvini. In una mail inviata proprio al Viminale - e pubblicata su Twitter - la Sea Eye ha chiesto se il decreto sicurezza-bis fosse ancora valido, vedendosi rispondere che è ancora in vigore. Lo stallo, dunque, sembra destinato a procrastinarsi, mentre continuano gli appelli alle autorità della Valletta per autorizzare lo sbarco in un porto sicuro. “Il problema - dicono dall’ong - è che Malta non ritiene il nostro un caso Sar (di ricerca e salvataggio, ndr)”. “La Tunisia, così come tutti gli altri stati del Maghreb non sono considerati posti sicuri - afferma il capitano della Alan Kurdi, Klaus Merkle -. Non ci sono casi negli ultimi anni in cui una barca abbia fatto sbarcare persone salvate in mare in un porto tunisino contro la loro volontà. Questo sarebbe contrario alle leggi internazionali”. Dall’Italia torna a chiedere lo “sbarco immediato” il deputato ed ex presidente del Pd, Matteo Orfini. “L’ho chiesto ieri e lo ribadisco oggi: il nuovo governo revochi il divieto di ingresso in porto - scrive su Twitter , discontinuità significa via le politiche di Salvini”. A fargli eco è Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana. “Fate sbarcare i naufraghi che sono a bordo della nave Alan Kurdi - sottolinea -. È il segnale di quella discontinuità che serve a questo Paese per recuperare dignità ed umanità”. Intanto, in Calabria sono scattate le manette per due ucraini, di 45 e 48 anni, considerati gli scafisti del veliero che è sbarcato venerdì sulla spiaggia di contrada Marinella, nel Crotonese. I carabinieri contestano loro il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina
















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