DAZI/Pechino presenta il suo piano: zero surplus in sei anni
- Redazione

- 19 gen 2019
- Tempo di lettura: 2 min

WASHINGTON. La pax commerciale tra Stati Uniti e Cina non è ancora scoppiata, ma i merca- ti stavolta sembrano crederci davvero. Da una parte Washington starebbe studiando una riduzione dei dazi per favorire concessioni più di lungo termine e riforme più incisive da parte di Pechino. Dall'altra i negoziatori cinesi hanno messo sul tavolo delle trattative una proposta pesante: nei prossimi sei anni un aumento tale dell'import di prodotti made in Usa da azzerare entro il 2024 quel deficit di 323 miliardi di dollari da sempre denunciato da Donald Trump. Wall Street sembra gradire e chiude la settimana di corsa, così come tutte le principali Borse europee, compresa Piazza Affari.
La mossa di Pechino potrebbe dunque sbloccare una situazione di stallo che a questo punto a nessuno conviene: né alla Cina, che rischia nuovi imposizioni da parte dell'amministrazione Trump se entro la scadenza del primo marzo non sarà raggiunto un accordo, né tantomeno al tycoon, che stretto tra il Russiagate e lo shutdown vede a questo punto la possibile intesa con Xi Jinping come una vera e propria boccata d'ossigeno. Ma soprattutto come una indiscutibile grande vittoria in vista delle presidenziali del 2020. Con Pechino che - sottolineano alcuni osservatori - gli farebbe di fatto un regalo non di poco conto.
Certo, l'amministrazione statunitense resta divisa. Da una parte c'è l'ala guidata dal rappre- sentante al commercio Usa, il 'falco' Robert Lighthizer, che ritiene un ammorbidimento dei dazi un segno di debolezza e chiede un azzeramento del surplus commerciale di Pechino in tempi più veloci, possibilmente in due anni. Dall'altra c'è invece il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che già nel maggio scorso aveva raggiunto una bozza di accordo con i negoziatori cinesi ma fu smentito da Trump in persona.
Stavolta però lo scenario è cambiato, e il presidente, assetato di risultati che mantengano viva la sua immagine, vuole un'intesa con la Cina a tutti i costi. Così come spinge per un secondo vertice col leader nordcoreano Kim Jong-un al più presto.
La svolta potrebbe arrivare dal 30 gennaio, quando il vicepremier cinese, Liu He, a capo dei negoziatori di Pechino, sarà a Washington per un nuovo round di due giorni delle trattative. Nel peggiore degli scenari il rischio è che dal primo marzo l'amministrazione Trump porti dal 10% al 25% i dazi su altri 200 miliardi di dollari di prodotti made in China, dopo averlo fatto già per beni pari a 250 miliardi. Ma tale escalation sembra per il momento poco probabile.
Intanto segnali arrivano anche da Bruxelles, dove la Commissione europea ha proposto di negoziare con gli Usa un accordo per rimuovere i dazi sui beni industriali, incluso il settore dell'auto. Un'altra intesa invece avrebbe l'obiettivo di semplificare la 'valutazione di conformità' dei prodotti, che aiuterà a rimuovere le barriere non tariffarie. La proposta finirà ora sul tavolo del Consiglio Ue per l'approvazione dei governi. E' stato inoltre pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Ue il regolamento che impone dazi compensativi definitivi alle importazioni di biciclette elettriche dalla Cina. Si chiude così una vicenda cominciata nel 2017 e che aveva già portato la Commissione europea a imporre dazi temporanei nel 2018 su denuncia dell'Ebma, l'associazione europea dei produttori di biciclette.
















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