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Dazi sul “Made in Mexico”

CASA BIANCA/TRUMP ANNUNCIA TARIFFE AL 5 % A PARTIRE DAL 10 GIUGNO


di Serena Di Ronza

NEW YORK. Donald Trump viene bocciato dalla giustizia americana sul muro per il Messico e passa la contrattacco, ricorrendo all’arma dei dazi per cercare di fermare l’immigrazione illegale. A sorpresa il presidente americano annuncia tariffe su tutto il Made in Mexico che entra negli Stati Uniti: i dazi scattano il 10 giugno e sono inizialmente fissati al 5%. Ma - avverte Trump - saliranno gradualmente fino al 25% in ottobre e resteranno a talelivello fino a quando la crisi non sarà risolta. La mossa gela le borse mondiali, che vedono aprirsi un nuovo fronte di scontro commerciale oltre a quello con la Cina e l’Europa con possibili pesanti ripercussioni sull’economia globale: il rischio è quello di una recessione. Pericoli che si rifletteranno nella politica monetaria della Fed, con due possibili tagli dei tassi di interesse quest’anno Le piazze finanziarie europee chiudono tutte in rosso, con Milano che cede lo 0,73%. Wall Street arretra dell’1% appesantita dal settore auto. Sono proprio le case automobilistiche quelle a pagare il prezzo più alto dei dazi al Messico, hub centrale per la produzione. Fca, General Motors e Ford arretrano del 4%. Nissan che perde oltre il 5% e Mazda il 7%. Dal Messico gli Stati Uniti importano l’ammontare maggiore di auto e componenti per un valore ci circa 93,3 miliardi di dollari. I dazi si tradurranno in un aumento dei costi per tutte le case automobilistiche e quindi per i consumatori americani, affermano gli analisti intravedendo ripercussioni sulle vendite di auto già in rallentamento. A rischio, è l’allarme lanciato da alcuni costruttori, ci sono migliaia di posti di lavoro, anche negli Stati Uniti. Trump e la Casa Bianca però rassicurano. “Per sfuggire ai dazi le case automobilistiche

torneranno negli Stati Uniti” twitta il presidente.“Sarà il Messico a pagare per i dazi, non i consumatori americani” spiega Peter Navarro, il ‘falco’ consigliere di Trump sui temi commerciali. I dazi arrivano dopo la bocciatura in tribunale della richiest dell’amministrazione Trump di avviare i lavori di costruzione del muro a El Paso, in Texas, e a Yuma, in Arizona. Un no non digerito dal presidente ossessionato dal voler risolvere l’”emergenza nazionale”

al confine. “Il Messico si è approfittato di noi per decenni. Ora agisca’’ tuona Trump, spiegando come le tariffe puntano a mettere fine agli arrivi di immigrati illegali ma anche a fermare il flusso della droga. Colto di sorpresa dall’annuncio il Messico parla di decisione “disastrosa” ma invita alla calma e al dialogo. Il presidente Andres Manuel Lopez Obrador non lesina comunque critiche a Trump. Ricordandogli come “gli essere umani non abbandonano le loro case per piacere ma per necessità” lo ammonisce: “i problemi sociali non si risolvono con tasse o misure coercitive”. Per il Messico i dazi rischiano di presentare un conto salato: gli Usa sono il maggiore partner commerciale e lo scorso anno hanno importato prodotti per 346,5 miliardi di dollari. I dazi al 5% valgono quindi più di 17 miliardi di dollari, al 25% i dazi varrebbero quasi 86 miliardi di dollari. L’affondo presidenziale contro il Messico irrompe nella campagna elettorale, scatenando l’ira di Beto O’Rourke, il candidato democratico texano: la decisione -dice - crea solo “caos”. Critico anche il Congresso: alle scontate polemiche dei democratici si sommano quelle di alcuni senatori repubblicani, convinti che Trum stia usando in malo modo la sua autorità sui dazi mettendo in pericolo l’approvazione dell’accordo commerciale con Canada e Messico, il Nafta 2.0. La mossa sui dazi - è il timore - potrebbe allontanare il sogno di un’approvazione entro l’estate, come auspicato dalla Casa Bianca. E complicare ulteriormente la partita con la Cina, minando la fiducia di Pechino nei confronti di Washington.

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