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Dazi, Trump apre a Pechino

G7/PRESTO NUOVI NEGOZIATI. IL PROSSIMO SUMMIT A CASA DEL PRESIDENTE USA

di Tullio Giannotti



BIARRITZ (Francia). “Stanotte una bre- aking news dalla Cina mi ha portato buone notizie. I cinesi fanno sul serio, stavolta vogliono l’accordo” sul commercio: Donald Trump ha raccontato così la svolta del G7, cominciato fra mille tensioni, proseguito fra le sabbie mobili di mille dossier congelati ma finito con una sorprendente folata di ottimismo. Da quel momento il rude Trump è sembrato un altro leader, il vertice di Em- manuel Macron a Biarritz è potuto decolla- re e concludersi addirittura con qualche accenno di fuochi d’artificio: scadenze in agenda per la trattativa sul nucleare iraniano, fine della polemica Francia-Usa sulla tassa ai giganti del web con rischio di dazi sul vino, accettabile compromesso sulla

Russia. Resta la lotta al cambiamento climatico, tema indigesto anche per il Donald euforico di oggi. Un Macron in forma strepitosa, infaticabile nel lavorare ai fianchi Trump, ha portato a casa quello che il presidente americano, che meno di un anno fa lo ricopriva di tweet irridenti, ha definito “un grande successo”. Appuntamento l’an- no prossimo a Miami, tutti nella sfrontata residenza del tycoon, un annuncio fatto da Trump sull’onda dell’entusiasmo mentre era seduto su un divano davanti ai giorna- listi e a fianco della sobria Angela Merkel, rimasta senza parole. Il capo della Casa Bian- ca l’ha incalzata: “E’ incomparabile, sarai a soli tre minuti di elicottero dall’aeroporto...”.

Il sonnacchioso appuntamento di Biarritz, dove anche i contestatori non sono andati oltre qualche scaramuccia, si era ani- mato all’improvviso ieri pomeriggio, quan- do l’Airbus del ministro degli Esteri irania- no Zarif è atterrato a sorpresa nel cuore di una trattativa bloccata da Trump per l’accordo sul nucleare di Teheran. “Macron non mi ha mancato di rispetto - ha spiegato stamattina Trump scagionando il collega francese - sapevo di Zarif”.

Certo, “è presto per incontrarlo”, ha aggiunto. Ma “sono stati fatti veri progres- si”, ha concesso Trump, arrivando a giudi- care “realistico” un meeting addirittura con il presidente iraniano Rohani “nelle prossi- me settimane”.

Il cambiamento di tono e di sostanza sui dazi resta però il più spettacolare: da scoglio invalicabile, il tema è diventato in qual- che ora il motore trainante del summit. “I dazi alla Cina? Mi rammarico solo di non averli messi più alti”, tuonava appena ieri pomeriggio il capo della Casa Bianca. Che stamattina invece cantava le lodi di Xi (“un grande leader, un uomo intelligente”) e as- sicurava in ogni sala del centro congressi Bellevue in cui entrava che “la Cina questo accordo lo vuole disperatamente”. Sull’on- da dell’entusiasmo, anche la diatriba sulla tassa francese imposta ai giganti del web si è quasi dissolta: al posto dell’iniziativa uni- laterale di Parigi, si negozierà un accordo fiscale internazionale in sede Ocse. E se l’im-

posizione per Google, Amazon, Facebook e gli altri giganti americani risulterà inferiore a quanto prescritto dall’attuale legge, la Francia rimborserà il maltolto.

Road map sulla Libia con conferenza internazionale, 20 milioni sbloccati imme- diatamente per spegnere i fuochi in Amaz- zonia - anche con i Canadair francesi - rac- comandazione ad evitare violenze a Hong Kong: tutto o quasi ha trovato posto in un foglietto con la dichiarazione finale, sban- dierato in apertura di conferenza finale da Macron. L’ambizioso capo dell’Eliseo si era quasi rassegnato a rinunciarci, memore della fine ingloriosa della scorsa edizione del vertice canadese, quando Trump piantò tutti in asso e se ne andò senza firmare. Mentre mostrava a tutti i presenti e a tutte le teleca- mere del mondo quel foglio intestato “G7 Biarritz - Dichiarazione dei Capi di Stato”, non smetteva di guardarlo lui stesso, sorri- dendo. Certo finirà fra i cimeli più preziosi del suo mandato.

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