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Decapitata la mafia cinese

  • 19 gen 2018
  • Tempo di lettura: 3 min


OPERAZIONE CHINA TRUCK/TRENTATRÉ ARRESTI IN ITALIA ED EUROPA. PRESO IL CAPO DEI CAPI

FIRENZE. Chi vuol comandare sulla mafia cinese in Europa, deve prima comandare a Prato. Ma sarà più difficile da ieri: squadra mobile di Prato, Sco e Dda Toscana hanno dato esecuzione a 33 ordinanze di custodia cautelare in carcere del gip Alessandro Moneti nell'operazione 'China Truck' che per la prima volta contesta in modo organico l'associazione a delinquere di stampo mafioso a una gang orientale in Italia. Decapitato il vertice. Arrestato a Roma il 'capo dei capi', Zhang Naizhong, 57 anni. "Io sono il più potente in Europa", diceva, intercettato. Usura, contraffazione, droga, gioco d'azzardo, estorsioni, prostituzione è l'assortimento criminale contestato a lui e ai suoi complici in decine di imputazioni. Una varietà di reati a fianco di attività legali, soprattutto i trasporti di merci su gomma. Un monopolio raggiunto con intimidazione e violenza. E riciclando immense quantità di denaro. Da Prato le ramificazioni della mafia cinese arrivavano a Roma, Padova, Milano, Parigi, Madrid e Neuss, in Germania. Da qui venivano ordinate anche le spedizioni punitive per chi sgarrava. Proprio la pacificazione di una sanguinosa guerra fra bande in città, con numerosi omicidi, è all'origine della scalata di Zhang Naizhong che nel 2011 diventa capo riconosciuto in Italia e in Europa. Secondo la polizia ricevette un ordine preciso dalla Cina. E svolse bene il compito: mediò fra le gang dello Zhejiang e del Fujian, due regioni cinesi. I morti cessarono. Quindi con la pax mafiosa sono fioriti gli affari legali, anche nel tessile e nella ristorazione. Zhang è capo temuto, tiene relazioni a Roma dove abita, si informa stizzito quando il suo rivale Oltralpe ("il cane di Francia", come lo definisce) frequenta la Capitale. Una pace che insospettisce il capo della squadra mobile Francesco Nannucci: "Da anni era in corso un guerra a Prato con diversi omicidi ogni anno. Poi questa sequenza di morte si interruppe. Era impossibile non pensare a un intervento della mafia cinese in città". A Prato l'organizzazione fa giustizia privata. Gli immigrati vi si rivolgono per risolvere controversie banali: un affitto non pagato, una lite sui soldi affidati al money transfer e nonarrivati in Cina. Se c'è da punire qualcuno, lo si fa con percosse e lame. L'organizzazione è a piramide: chi ha ditta, se vuole stare in pace, deve versare il pizzo (100.000 euro l'anno in contanti), al referente che sta sopra, e che poi riporta il denaro ai vertici. La paura e l'omertà fanno parte del metodo, la gerarchia ferrea pure. L'assoggettamento della comunità di emigrati, anche. L'accaparramento di aziende 'convincendo' i titolari a lasciare èun altro aspetto ancora. Una sfilza di requisiti di mafiosità, come le mafie italiane, che fanno scrivere al gip Alessandro Moneti: “È difficile immaginare un caso nei quali gli indici di mafia siano costantemente presenti ed univocamente indicativi come in questo". Per il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho questa organizzazione ha dimostrato "una operatività sconvolgente" e capace "da un punto di vista criminale e economico". Oltre agli arresti (due fatti a Parigi), sono state sequestrate ditte trasporti, locali, 61 conti correnti, immobili. Le indagini rendono un gergo inedito: "denaro rosso" sono i soldi d'usura, "un pezzo" sono 10.000 euro in contanti, "un grande pezzo" 100.000 euro. "Ciotola scheggiata" è l'affiliato caduto in disgrazia ma tollerato in vita, le spedizioni punitive sono affidate ai "taglieri di cocomeri".


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