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Decreto crescita: dai rider a Roma, già si pensa alle modifiche

Rottamazione e Radio Radicale, Lega e M5S giocano le loro carte

di Mila Onder


ROMA. Il decreto crescita non ha ancora avviato ufficialmente il suo iter in Parlamento, dopo una lunga e tormentata gestazione all'interno del governo, e già si profila una ricca serie di modifiche. Una lista annunciata non dai parlamentari, che dalla prossima settimana avra no piena voce in capitolo in Commissione, ma dallo stesso esecutivo che punta in alcuni casi ad ampliare la portata delle norme appena varate e in altri a correggerne il tiro. Se la Lega ha già previsto una riapertura della rottamazione delle cartelle, il Movimento 5 Stelle vuole a tutti i costi resuscitare il 'Salva Roma'. Come ministro del Lavoro, Luigi Di Maio ha anche indicato il dl come possibile strumento per portare finalmente a casa le misure di tutela dei rider, mentre non si sa bene ancora che fine faranno le risorse per il bonus cultura dei 18/enni, tagliate per finanziare altri interventi, ma già pronte, secondo Alberto Bonisoli e Laura Castelli, ad essere ristanziate. Camera e Senato avranno due mesi per esaminare il testo, da approvare in via definitiva entro la fine di giugno, il che significa che la proroga della definizione agevolata ormai scaduta il 30 aprile, chiesta a gran voce dai professionisti, non potrà che trasformarsi in una riedizione dell'operazione La quarta in 4 anni. Al mo- mento si è parlato ufficialmente della riproposizione della norma senza alcun cambiamento rispetto a quanto previsto nel decreto fiscale di ottobre scorso, ma non è escluso che tra le cartelle rottamabili (finora relative al periodo compreso tra il 2000 e il 2017) possano alla fine rientrare anche quelle del 2018 e che le scadenze per pagare le rate possano essere più ravvicinate, per non penalizzare chi ha già aderito rispetto ai nuovi richiedenti. La rottamazione quater sarà iscritta in quota Lega, mentre dal mondo pentastellato sarà riproposto il tentativo di risolvere in via definitiva il problema del debito di Roma, svinco- landolo dalla gestione commissariale e affidandolo allo Stato (che già ne paga una parte co- spicua). Nel Consiglio ministri del 23 marzo la norma è stata totalmente snaturata per volontà di Matteo Salvini, contrario ad un intervento ad hoc a favore della capitale e propenso al salvataggio di più Comuni in difficoltà. Trovare soluzione a casi diversi riconducendoli ad un'unica norma non sarà semplice, ma affrontare le difficoltà anche di altre città potrebbe essere il modo politicamente più indolore per far rientrare il Salva Roma tra le misure del decreto. Sul tavolo c'è anche il salvataggio di Radio Radicale, la cui convenzione con il Mise è stata rinnovata nella scorsa legge di bilancio solo fino al 30 giugno, con uno stanziamento limitato a 5 mln di euro. Sindacati e opposizioni si sono schierati in difesa dell'emit- tente, così come l'Autorità delle comunicazioni.

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