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Destituita la presidente Park

  • 11 mar 2017
  • Tempo di lettura: 3 min


COREA DEL SUD/RATIFICATO L’IMPEACHMENT. SCONTRI IN PIAZZA A SEUL: DUE MORTI

PECHINO. La presidente Park Geunhye, prima donna al vertice istituzionale più alto della Corea del Sud, è stata destituita dalla Corte costituzionale che all’unanimità (8 voti su 8) ha ratificato l’impeachment votato il 9 dicembre dal Parlamento, completando la prima procedura del suo genere nella giovane storia democratica del Paese. “La speranza è che la sentenza chiuda le divisioni nazionali - ha introdotto leggendo in diretta tv il verdetto la presidente della Corte Lee Jung-mi, il cui mandato scade il 13 marzo e altra donna ai vertici in un Paese dalla solida tradizione maschilista -. Gli effetti negativi delle azioni presidenziali e le loro ripercussioni sono gravi, e i benefici della difesa della Costituzione con la sua rimozione sono enormemente ampi”. Nelle manifestazioni di piazza ad alta tensione di Seul si è registrata la morte di due sostenitori pro Park, di cui uno colpito da un altoparlante caduto da un mezzo della polizia e un altro trovato privo di sensi vicino a una stazione della metro. Il premier e presidente reggente Hwang Kyo-ahn ha lanciato l’appello di accettazione del verdetto con il “superamento delle divisioni” in un messaggio alla nazione rimarcando le difficoltà all’orizzonte tra economia e minaccia nucleare e missilistica della Corea del Nord, su cui i militari di Seul hanno alzato la vigilanza massima. Indicazione all’unità e stata espressa dai principali gruppi religiosi, tra cui il cardinale Andrew Yeom Soo-jung che ha chiesto pazienza e saggezza per il superamento della confusione col bene comune e l’integrazione come priorità. La Corte ha certificato il ruolo nefasto della “sciamana” e confidente, Choi Soon-sil, che si è “immischiata in affari di Stato” per colpa di Park, responsabile della ripetuta e continua “fuga di molti documenti riservati”. Non solo, ha riconosciuto il ruolo coordinato delle due amiche nella pressione sulle imprese sudcoreane per l’erogazione di fondi a due dubbie fondazioni riconducibili a Choi che avrebbero incassato quasi 70 milioni di dollari. Nel giudizio di legittimità e merito, la Corte ha fatto poi anche la scrematura del dossier parlamentare rigettando, ad esempio, le accuse di abuso di potere nella nomina di funzionari di governo e le pressioni sulla stampa (in entrambi i casi “per mancanza di prove”) o la cosiddetta “fuga dalle responsabilità”, come nella tragedia di aprile 2014 del traghetto Seawol, colato a picco uccidendo oltre 300 persone, quasi tutti studenti liceali, definita non di “competenza” della Corte. La crisi istituzionale di 92 giorni ha trovato uno sbocco e la Borsa di Seul lo ha rimarcato con un timido rialzo dello 0,30%: secondo la costituzione, nuove elezioni dovranno tenersi entro 60 giorni (forse il 9 maggio), mentre il vincitore sarà subito nelle sue funzioni senza il periodo di transizione con la difficoltà di costruire una maggioranza parlamentare e lavorare a una riforma costituzionale di riequilibri dei poteri. Moon Jae-in, ex capo delle opposizioni battuto da Park nel 2012, è per tutti i sondaggi il favorito, con un gradimento ben oltre il 30%. Ieri sera Park ha fatto sapere che sarebbe rimasta ancora in ufficio alla Blue House senza dichiarazioni pubbliche: un’uscita ingloriosa con la prospettiva dei processi in ballo, venuta meno l’immunità presidenziale. Subirà anche la “damnatio memoriae”, dato che non avrà diritto ad assegni di alcun tipo, all’ufficio e ai benefit degli ex capi di Stato, incluso quello dell’onore della sepoltura nel “cimitero dei presidenti”.


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