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Dialogo al posto dei dazi



ALLARME DEL G20/MONITO A CINA E USA. ALLA FED: LA STRETTA VELOCE È UN RISCHIO

NEW YORK. Gli scambi commerciali sono uno dei motori della crescita economica e sul tema c’è ‘’bisogno di ulteriore dialogo e azioni’’. Il G20 ribadisce il suo impegno a favore del commercio internazionale ma non riesce a respingere in pieno l’affondo di Donald Trump con l’imposizione di dazi sull’acciaio e l’alluminio e con un pacchetto di misure ad hoc per 60 miliardi di dollari contro la Cina. Dal comunicato finale infatti sparisce ogni riferimento diretto alla lotta al protezionismo e alla politiche che guardano all’interno, presenti invece nelle edizioni passate. ‘’Non abbiamo paura di una guerra commerciale’’ dice il segretario al Tesoro americano, Steve Mnuchin, al termine dei lavori. Gli Stati Uniti devono essere pronti ad agire nel loro interesse sul commercio internazionale, aggiunge mettendo in evidenza come gli States non hanno osservato i progressi che avrebbero voluto dalla Cina sul fronte commerciale. Un accenno che conferma le tensioni fra Pechino e Washington, con gli Stati Uniti al lavoro su nuove misure per colpire la Cina soprattutto sul fronte delle tecnologie. Il G20 è d’accordo sul fatto che le guerre commerciali sono negative, dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Gli fa eco il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan: all’interno del G20 non ci sono divisioni, ma “differenti punti di vista con una consapevolezza comune: nessuno vince una guerra del commercio” dice in un’intervista a Bloomberg. Constatando il buono stato di salute dell’economia mondiale, i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali non nascondono il fatto che ‘’rischi al ribasso’’ persistono. Fra questi una possibile accelerazione nella stretta delle condizioni finanziarie, ovvero una fine accelerata dell’era del denaro a costo zero. Un allarme che arriva mentre è in corso la riunione della Fed, la prima sotto la presidenza di Jerome Powell: un aumento dei tassi di interesse è dato per scontato. L’attenzione è su eventuali indicazioni sulle prossime mosse, ovvero sulla possibilità che quest’anno ci siano quattro rialzi dei tassi invece dei tre previsti. L’agenzia Moody’s ritiene che la Fed, in un atteggiamento più da ‘falco’, segnalerà la possibilità di quattro ritocchi al rialzo dei tassi quest’anno. E avverte: un aumento dei tassi troppo veloce potrebbe aumentare il rischio di volatilità sui mercati e avere un effetto negativo sulle spesa dei consumatori. Sul fronte delle tasse il G20 si mantiene cauto. Con l’Unione Europea che lavora a una web tax sui giganti della Silicon Valley, in una mossa che molti considerano di ritorsione contro i dazi di Trump, i ministri e i governatori della banche centrali affermano: “l’impatto della digitalizzazione dell’economia sul sistema fiscale internazionale resta” un tema aperto. ‘’Diamo il benvenuto al lavoro dell’Ocse sull’impatto della digitalizzazione dell’economia sul sistema fiscale. Siamo impegnati a lavorare insieme per cercare una soluzione entro il 2020, con un aggiornamento nel 2019'


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