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Dieselgate/Fca accusata in Francia di aver violato i limiti delle emissioni

  • 24 ott 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


Il gruppo italoamericano attende l’opportunità di rispondere alle contestazioni

TORINO. Va avanti in Francia l'inchiesta dieselgate che coinvolge anche Fca, accusata di avere violato i limiti delle emissioni. Secondo il quotidiano Le Monde il gruppo italoamericano avrebbe ostacolato le indagini delle autorità francesi mostrando "reticenza a collaborare con i servizi della repressione delle frodi fra il maggio 2016 e gennaio 2017". Accusa respinta da Fca France che spiega di avere collaborato alle indagini da parte delle autorità competenti e che continuerà a farlo in futuro". Fca dice di stare attualmente collaborando con l'Autorità giurisdizionale francese ma di non essere "in grado di commentare ulteriormente poiché non ha ancora avuto accesso al fascicolo e ai fatti dell'inchiesta".L'azienda "attende di avere l'opportunità di rispondere a tali contestazioni, ove vengano sollevate, e ha fiducia che la questione sarà chiarita a tempo debito". Sulla scia delle notizie francesi il titolo va giù a Piazza Affari e chiude in calo dello 0,49%Non si fermano neppure le indagini dell'Antitrust Ue che ha condotto a sorpresa nuove ispezioni tra "diversi produttori di auto tedeschi" nell'ambito delle stesse indagini in corso su un sospetto caso di cartello che avevano coinvolto la Bmw la scorsa settimana Anche questa volta i funzionari Ue sono stati accompagnati dalle loro controparti dell'Autorità della concorrenza tedesca. Bruxelles, che non nomina le case automobilistiche coinvolte, ricorda che non ci sono limiti temporali in questo tipo di indagini e che avere condotto un'ispezione non ne pregiudica l'esito. Il cartello riguarderebbe cinque costruttori tedeschi, come aveva rivelato il settimanale Der Spiegel lo scorso luglio facendo i nomi di Bmw, Daimler, Volkswagen, Audi e Porsche. Le case avrebbero tenuto per oltre 20 anni riunioni segrete per accordarsi su diversi aspetti tecnici delle auto, in particolare sui sistemi legati alle emissioni inquinanti e nello specifico alle dimensioni dei serbatoi per i fluidi per la riduzione delle emissioni diesel. Daimler, Volkswagen e Audi hanno confermato gli accertamenti compiuti dagli inquirenti europei a causa del sospetto di cartello. Le imprese hanno parlato però di "verifiche annunciate", e non di perquisizioni. "Volkswagen, come gli altri marchi colpiti, collaborano già da tempo a pieno con la Commissione europea", ha fatto sapere il colosso di Wolfsburg. In Italia l'Osservatorio sulla componentistica automotive della Camera di Commercio di Torino, dell'Anfia e del Centro Cami dell'Università Ca' Foscari di Venezia mette in evidenza il buono stato di salute del settore. Le aziende sono 1.877 con un fatturato di 40 miliardi, in crescita del 4,3% e 140.320 dipendenti (+0,9%). Il 76% dichiara di esportare, in particolare nell'area Emea (Europa, Medio Oriente eAfrica).


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