Dipendenti pubblici in piazza. Si apre una stagione calda
- Redazione
- 8 giu 2019
- Tempo di lettura: 2 min
di Marianna Berti

La protesta continua. La prossima settimana in sciopero le tute blu
ROMA. I lavoratori pubblici di Cgil, Cisl e Uil scendono in piazza: oggi sfileranno in migliaia per le vie del centro della Capitale. Venerdì prossimo invece incroceranno le braccia i me- talmeccanici, con manifestazioni a Milano, Firenze e Napoli. Sabato scorso a scendere in piazza San Giovanni erano stati i pensionati, preceduti dai presidi organizzati dai dipendenti delle imprese di pulizia. Un mese fa si erano mosse le categorie dell'agroalimentare. Ancora prima si erano fatti sentire gli edili. E' un'agenda fitta, lanciata a febbraio e caratterizzata da iniziative unitarie che culmineranno il 22 giugno a Reggio Calabria, quella che mobilita i sindacati in questo mese di giugno. Dal Sud partirà probabilmente l'ultimatum al Governo. Si guarda già all'autunno. L'escaltion programmata dal sindacato parla chiaro. Senza risposte ci si prepara a tutto. E lo sciopero generale non è escluso. L'ultimo di quattro ore in un giorno, con tutte le categorie coinvolte, risale al 2004, sotto il Governo Berlusconi Intanto oggi i sindacati chiederanno "il rinnovo di tutti i contratti" e "un piano straordinario di assunzioni nelle amministrazioni pubbliche", in grado di compensare l'esodo accelerato da Quota 100. Sono infatti previsti in uscita mezzo milione di lavoratori. E una fetta di questi, denuncia la Cgil, rischia di andarsene senza la tranche di liquidazione (fino a 45 mila euro) promessa dall'esecutivo, visto che ancora manca il decreto. A piazza della Repubblica, da dove partirà il corteo, sono attesi un centinaio di pullman da tutta Italia. Da lì ci si dirigerà verso piazza del Popolo da dove parleranno i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa. Dietro agli striscioni e sotto al palco non mancheranno i tre leader confederali: Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Sempre insieme. D'altra parte il dialogo per ar- rivare a un sindacato unitario non si è interrotto. Invece un vero confronto con il ministro della P.a, Giulia Bongiorno, secondo le sigle del pubblico impiego non si è mai aperto. Tan- to che a fine aprile i sindacati di categoria hanno scritto al premier Giuseppe Conte. Il ministe- ro ha rivendicato la sua disponibilità e lo sforzo fatto in manovra per alimentare i fondi destinati ai rinnovi e all'occupazione. A Cgil, Cisl e Uil non basta, visto che calcolano in 22 euro lordi la ricaduta in busta paga. Soprattutto temono che senza un ricambio generazionale i servizi pubblici, quelli sanitari inclusi, possano andare in tilt. "Meno privatizzazioni e più servizio pubblico" è la ricetta di Landini. Di certo per Furlan "la politica dei tagli continui agli organici è una cosa intollerabile". Barbagallo aspira a una riforma "condivisa", anche perché, dice, "non è possibile che, prima, un Governo tessa la tela e, poi, il successivo la scucia". Quella dei dipendenti pubblici è una protesta che non può non appellarsi direttamente al Governo, in questo caso anche datore di lavoro.
















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