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Diploma honoris causa a Morricone

MUSICA/ALL’ACCADEMIA DI BRERA. SOLO NEL 5% DEI FILM LE MIE ASPIRAZIONI

di Gioia Giudici


MILANO. “I film nei quali sono riuscito ad ad applicare la musica delle mie aspirazioni rappresentano, pressappoco, appena il 5 per cento dei film che ho fatto”: è un Ennio Morricone a cuore aperto quello che si racconta a studenti e professori di Brera nella lectio magistralis tenuta in occasione del conferimento del diploma honoris causa in maestro di arti visive. “Quando ero giovane e frequentavo la scuola di composizione di Goffredo Petrassi al Conservatorio di Santa Cecilia non immaginavo - racconta il novantenne compositore, accolto come una rockstar e omaggiato da lunghissimi applausi - che sarei giunto a comporre musica per il cinema. Avevo allora, e ho ancora oggi, altre aspirazioni. Non che io disprezzi ciò che ho fatto e faccio per il cinema, ma non è certamente la soddisfazione spirituale che ritengo sia stata appagata, almeno in parte. L’altra musica che avrei voluto scrivere è quella che solo raramente riesco a scrivere per un film, perché è difficile trovare qualcuno che possa accettarla senza complicarsi la vita con il pubblico”. Per alcuni film “d’arte e d’autore”, però, “ho scritto musica che non esiterei a presentare dinanzi a un pubblico più esigente di quello cinematografico, in una sala di concerto, dove la musica si ascolta per sé stessa e non è supporto complementare dell’immagine”. Purtroppo “è sempre più raro, e non solo per me, riuscire a difendere dignitosamente la propria personalità e le proprie naturali esigenze creative”. Questo perché “i film si producono per una grande massa di pubblico, che in maggioranza non ama le complicazioni”. Ma “ridurre tutta, o quasi tutta, la musica del cinema a un tema ‘orecchiabile’ significa condurre il compositore a uno stato di depressione che a lungo andare può annullarlo”. Così c’è chi si affida a rimaneggiamenti del repertorio classico, chi si dà al consumismo, lui invece racconta che quando ha preso atto in modo inequivocabile di questa situazione ha reagito, “anche inconsapevolmente, ma sempre guidato da convincimenti di natura etica, tecnica ed espressiva”. Ne è nata così una reazione che con il tempo ha assunto “connotati precisi, veramente miei”, “nel tentativo di ritrovare

me stesso attraverso i miei stilemi”. Ecco perché - rivela il premio Oscar - “pur in un contesto così compromesso e condizionante, sono riuscito a ritrovarmi, riscattandomi in gran parte della depressione di cui ho detto”. E tutto questo “è diventato stile, dove il termine va inteso come individuazione, non altrimenti raggiungibile, di una sintassi compositiva”. E ora? “Entrare in contatto con i ricordi serve anche ad andare avanti... chissà quanto - conclude commosso il Maestro, omaggiato da un’improvvisazione di Enri- co Intra sui suoi temi - ancora può succedere”.

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