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Diritti e rispetto delle etnie



MYANMAR/SULLA PACIFICAZIONE IL PAPA APPOGGIA LA DEBOLE DEMOCRAZIA

NAY PYY TAW. Il Papa nel suo secondo giorno in Myanmar ha appoggiato senza esitazioni davanti a un pubblico di diplomatici e autorità la costruzione della fragile democrazia del Paese uscito nel 2015 da una feroce dittatura militare. Lo ha chiamato “arduo processo di costruzione della pace e della riconciliazione nazionale”, ha ricordato che non si dà senza giustizia, ha richiamato il ruolo della comunità internazionale e dell’Onu, ha apprezzato la conferenza di pace di Panglong, che, - come quella indetta dopo l’indipendenza dal padre della patria Aung San, che sognava uno stato federale - dovrebbe anche armonizzare le minoranze e le oltre 135 etnie: l’ex Birmania è uno dei Paesi più multirazziali del mondo. Il forte discorso di papa Francesco, tenuto nell’auditorium dell’International Convention Center, è stato preceduto da quello della leader democratica Aung San Suu Kyi, mettendo in luce una indubbia sintonia tra i due leader. Subito prima, nel palazzo presidenziale, il Papa e la protagonista della schiacciante vittoria elettorale del 2015, si erano visti in privato, per un colloquio di 23 minuti. Nel palazzo presidenziale della capitale - costruita dal nulla nel 2005 in mezzo a risaie e campi di canna da zucchero - papa Bergoglio ha anche reso visita al presidente del Myanmar, Htin Kyaw, al quale ha portato in dono dalla Biblioteca vatica- na un manoscritto con illustrazioni della vita del Buddha. Kyaw, molto vicino alla leader della Lega per la democrazia, Lnd, è diventato presidente perché a lei la costi- tuzione impediva di esserlo, in quanto vedova di un non birmano. La seconda giornata del Papa in Myanmar si è dunque svolta a Nay Pyi Taw, città molto diversa dalla Yangon della architettura coloniale e del traffico caotico, capitale un po’ “finta”, con le strade a tre corsie che sembrano autostrade, i fossati costruiti attorno al palazzo presidenziale, l’International Center costruito dai cinesi. A Yangon papa Francesco è tornato per la notte, visto che alloggia nell’arcivescovado di quella che fino al 2005 era la capitale birmana. Ma ieri mattina, a Yangon, ha avuto un incontro privato con 17 leader religiosi, che si è rivelato molto significativo anche alla luce di questo passaggio del suo discorso al Corpo diplomatico: “Le religioni - ha sottolineato a Nay Pyi Taw - possono svolgere un ruolo significativo nella gua- rigione delle ferite emotive, spirituali e psicologiche di quanti hanno sofferto negli anni di conflitto”, “esse possono aiutare ad estirpare le cause del conflitto, costruire ponti di dialogo, ricercare la giustizia ed essere voce profetica per quanti sof- frono”. All’incontro a Yangon, erano presenti buddisti, islamici, ebrei, hindu, cristiani battisti e cattolici, e il Papa ha parlato in modo molto meno formale. “Mi viene in mente una preghiera, dai salmi, - ha detto il Pontefice dopo che ogni leader religioso si era espresso - siamo fratelli, l’unità non è uniformità: ciascuno ha i suoi valori, le sue ricchezze, anche le sue manchevolezze. E ogni confessione ha le sue ricchezze, le sue tradizioni, le sue ricchezze da dare. E ciò è possibile solamente se viviamo in pace. E la pace si costruisce nel coro delle differenze, la unità sempre implica la diversità, uno di voi ha usato la parola ‘armonia’, questa è la pace. Noi sperimentiamo una tendenza alla uniformità. Questo è marcare l’umanità, questa è una colonizzazione culturale, noi dobbiamo estendere la ricchezza delle nostre differenze etniche, religiose, popolari, e da queste differenze si dà il dialogo. Uno apprende dagli altri che come fratelli si vanno aiutando a costruire questo Paese, che geograficamente include tante ricchezze. Non teniamo solo alle differenze: uno è il nostro padre. Noi siamo fratelli, parliamo discutiamo come fratelli che in seguito si riconci- liano, sempre vogliono esser fratelli, penso che questa è la pace”. Una pace che si costruisce pezzo pezzo, con l’aiuto di tutti, senza cedere a quanti vogliono che persone, etnie e religioni siano in conflitto è il messaggio papale di oggi, arricchito dal richiamo del Papa a non dimenticare i sogni dei giovani, e a realizzare una “giustizia intergenerazionale”, alla quale è indispensabile la tutela dell’ambiente.


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