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Divisi sui tempi del divorzio

  • 27 giu 2016
  • Tempo di lettura: 3 min


BREXIT/CAMERON NON CHIEDERÀ L’USCITA AL VERTICE, MERKEL TEMPOREGGIA

BRUXELLES. Angela Merkel vuole tem- poreggiare. E Cameron, da parte sua, non chiederà l’avvio della Brexit al prossimo summit Ue, malgrado l’invito pressante che è venuto dal Parlamento europeo. Ma Matteo Renzi in serata morde il freno: “La partita è finita, ora si volta pagina. Non possiamo stare un altro anno a discutere dell’uscita della Gran Bretagna dalla Ue”. Così, ad appena due giorni dal trauma del voto britannico, l’Europa che a caldo ave- va chiesto a gran voce una soluzione, la più rapida possibile, pur di attuare la Brexit, appare di nuovo divisa. L’urgenza delle prime ore, ribadita con forza dal- l’inquilino di Palazzo Chigi ma anche dal- l’Eliseo, sembra sparita, e pare prendere

piede la pericolosa tenden- za di allungare i tempi.

A pesare è anche l’im- possibilità di aprire la pro- cedura di divorzio in assen- za della richiesta formale da parte britannica. Un si- tuazione che espone l’Ue al rischio concreto di diven- tare ostaggio per mesi del- le dinamiche interne di un Paese che, paradossalmen- te, le ha appena voltato bru- scamente le spalle. Diven- ta a questo punto ancor più cruciale la riunione di oggi a Berlino, del nuovo ‘di- rettorio’ a tre, composto

dalla padrona di casa, Angela Merkel, dal presidente francese Francois Hollande e dal premier Matteo Renzi. Le differenze tra le posizioni dei vari leader europei sal- ta all’occhio soprattutto a Bruxelles.

Poche ore dopo la chiusura delle urne in Gran Bretagna, il Parlamento europeo, dando prova di grande unità e capacità di reazione, aveva messo a punto una duris- sima risoluzione che sarà votata martedì in cui si chiede l’avvio immediato della procedura prevista dall’art. 50 dei Tratta- ti per negoziare l’uscita della Gran Breta- gna. Ma in poche ore, tra le cancellerie

europee, quella determinazione s’è deci- samente diluita. Già sabato Frau Merkel aveva esortato a non essere “cattivi” nei confronti di Londra. E ieri, confermando una linea morbida, ha fatto trapelare la sua volontà di ‘temporeggiare’. “Cameron - scrive Die Welt - le regala la possibilità di prendere tempo, e questo sarebbe buo- no per Berlino. Le soluzioni veloci di Bru- xelles non sarebbero nell’interesse della Germania”.

E in effetti, malgrado la pressione di Renzi, Cameron non ha problemi a tenere il punto facendo sapere ai membri del Con- siglio Ue che non sarà il prossimo sum- mit, quello del 28 e 29 giugno, la riunione che avvierà le procedure della Brexit. In- somma, per ora non sembra esserci nes- suna road map comune per uscire dall’im- passe.

Ovviamente, a parole si assicura che l’Ue, che per la prima volta mercoledì si riunirà solo a 27, ha “il pieno controllo della situazione e che - spiegano fonti eu- ropee - non c’è alcun vuoto legale sulle procedure di uscita”. Tuttavia, le stesse fonti, messe alle strette sulla questione dei

tempi hanno cercato di dare, con scarsi risultati, una spiegazione plausibile: da un lato insistono che è nell’interesse della Gran Bretagna avviare questo chiarimen- to “as soon as possible”, il prima possi- bile. Ma contemporaneamente fanno no- tare come il voto abbia provocato “una crisi profonda, non solo della leadership conservatrice ma anche nella società bri- tannica, su cui bisogna riflettere”. L’unica arma, decisamente spuntata, l’assicurazio- ne che “senza notifica, nessun negoziato”.

Come dire, nessuno sconto e nessuna trattativa informale con Londra, sino a quando non si mette nero su bianco la ri- chiesta di uscita. Comunque un po’ poco per una Ue a 27 che pare rassegnata ad aspettare un nuovo leader conservatore, magari un chiarimento interno al Labour, prima di presentare la sua proposta di ri- lancio. Da Cameron ci si attende invece qualche indicazione sul problema aperto- si riguardo la presidenza di turno Ue, che la Gran Bretagna dovrebbe assumere nel secondo semestre del prossimo anno: una prospettiva davvero surreale nella situa- zione attuale.


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