Donald si arrende al caos
- Redazione
- 26 gen 2019
- Tempo di lettura: 3 min
SHUTDOWN/IL SENATO VARA LA LEGGE CHE RIAPRE IL GOVERNO FINO AL 15 FEBBRAIO

WASHINGTON. Alla fine Donald Trump cede e dà il via libera ad un compromesso con i leader del Congresso che pone fine, almeno per tre settimane, all'incubo dello shutdown. E lo fa senza pretendere che nell'intesa ci sia il minimo cenno alla costruzione del fatidico muro al confine col Messico: di questo si parlerà nei prossimi giorni, al tavolo dei negoziati che par- tiranno immediatamente per arrivare a un accordo complessivo. Il Senato ha infatti varato la legge che permette di porre fine temporaneamente allo shutdown finanziando il governo federale per tre settimane, fino al 15 febbraio. Ora è attesa la firma del presidente. La svolta arriva alla fine di una giornata drammatica per il presidente, svegliato all'alba dalla brutta notizia dell'arresto di uno dei suoi più fedelissimi consiglieri, Roger Stone, nell'ambito del Russiagate. Ma a farsi insostenibile sulla Casa Bianca èstata anche la pressione delle disastrose conseguenze che la paralisi del governo federale, giunta al suo 35mo giorno, stava provocando. E non solo per gli 800 mila dipendenti costretti a casa e per il secondo mese di fila senza paga. Le ultime notizie erano di una situazione sempre più caotica nei principali aeroporti costretti a lasciare a terra gli aerei e a cancellare i voli per mancanza di personale, a partire dai controllori di volo e dagli addetti alla sicurezza. Come accaduto negli scali newyorchesi di La Guardia e Newark o in quello di Philadelphia. E poi il rischio di una vera e propria rivolta in diverse amministrazioni: come dimostra la situazione all'Irs, l'agenzia federale delle entrate, de nonostante l'ordine di presentarsi al lavoro anche senza paga per far fronte ai rimborsi fiscali in 14 mila dipendenti sono rimasti a casa rifiutandosi di prendere servizio. Senza contare l'allarme lanciato dall'Fbi a corto di soldi per le indagini su criminalità e terrorismo. Insomma, la linea dura e intransigente rischiava di diventare un vero e proprio boomerang per il presidente che, dopo il lungo braccio di ferro con la speaker della Camera Nancy Pelosi, si è arreso, scegliendo la via del compromesso piuttosto che un ulteriore strappo: quello della proclamazione dello stato di emergenza di cui, affermano alcuni media, esiste già una bozza, pronta ad essere ufficializzata se Trump lo dovesse ritenere opportuno. Insieme a 7 miliardi di dollari per il muro che sarebbero stati racimolati scandagliando nei bilanci dei vari ministeri. Ma per ora il tycoon ha deciso di evitare l'escalation, e lo ha fatto par- lando alla nazione dal Rose Garden della Casa Bianca, visibilmente stanco, amareggiato, frustrato. E mettendo l'accento sulla necessità di trovare a tutti i costi una soluzione per affrontare il problema della sicurezza al confine col Messico. Una soluzione che - ha spiegato - sarà studiata da una commissione bipartisan: "Serve una proposta immediata - ha detto
- e la realizzazione di un muro, di una barriera o di come volete chiamarla deve essere parte della soluzione". Canta vittoria invece Nancy Pelosi, la donna più potente di Capitol Hill che per il momento ha vinto il duello con la Casa Bianca e fa ben sperare i democratici in vista della campagna elettorale per il 2020. "Speriamo che il presidente Trump abbia imparato la lezione": queste le parole della speaker della Camera del Congresso Usa Nancy Pelosi dopo l'annuncio dell'accordo che per il momento pone fine allo shutdown. "Alla fine il presidente ha accettato la nostra linea, quella di riaprire prima il governo e poi affrontare il nodo della si- curezza al confine meridionale", ha aggiunto il leader dei democratici al Senato Chuck Schumer. Intanto anche Wall Street brinda all'intesa e chiude la settimana con una seduta innetto rialzo.
















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