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Donne italiane sottopagate

  • 21 gen 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


IL BELPAESE MAGLIA NERA IN EUROPA: STIPENDI PIÙ BASSI DEL 23% RISPETTO AGLI UOMINI

ROMA. Le donne guadagnano in media il 23% meno degli uomini. Un’ingiustizia che non conosce “frontiere, settori, età o qualifiche”. Il dato, svelato da un rapporto dell’Undp qualche mese fa, è stato rilanciatoieridallaconsiglieradell’Onu Anuradha Seth che, in un’intervista all’agenziaspagnolaEfe,lohadefinito “il più grande furto della storia”. Nel rapporto, intitolato “Lo stato della popolazione nel 2017” e pubblicato in realtà lo scorso ottobre, l’Onu ha calcolato che in tutto il mondo per ogni dollaro guadagnato da un uomo una donna prende 77 centesimi. Secondo la consigliera delle Nazioni Unite le cause del divario salariale sono tante: la sottova- lutazione del lavoro delle donne, la non retribuzione del lavoro in casa, la minore partecipazione femminile al mondo del lavoro, la discriminazione. Così le donne finiscono troppo spessoperlavoraremenodegliuomini o comunque in settori meno retribuiti.

“Fino a quando non ci sarà una parità anche dal punto di vista economico, non potranno esserci pari opportunità né vera autonomia”, ha commentato in una nota il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. “Le donne continuano a essere l’anello debole del mondo del lavoro. Una situazione davvero inac- cettabile”, ha detto dal canto suo la leader della Cisl, Annamaria Furlan sottolineando tuttavia che in Italia negli ultimi anni ci siano stati passi avanti “attraverso la diffusione della contrattazione a tutti i livelli”. Dobbiamo garantire alle donne che lavorano reali politiche attive di valorizzazione e di promozione. Più sviluppo professionale anche a chi come le donne deve in molti momenti della loro vita conciliare il lavoro con la cura delle persone". "Con i contratti stiamo puntando molto sul welfare aziendale,negoziando cose concrete: assistenza sanitaria integrativa, bonus econo- mici per ogni bambino nato, nidi aziendali, una maggior flessibilità dell'orariodilavoro,piùtelelavoro,più formazione. Ma anche lo Stato dovrebbe fare di più - sottolineaFurlan - con interventi fiscali mirati perridurreildivariosalarialetrauomini e donne, come fanno altri paesi europei. Su questo siamo molto in ritardo. Se anche chi si assenta per maternità o effettua orari a part time per la cura dei figli non venisse considerato come spesso accade una lavoratrice residuale ma una risorsa su cui continua ad investire, si attenuerebbero i differenziali ingiustificati dei salari”. Il 12% della forza lavoro in Italia - conclude Furlan - è costretta ad un lavoro part time in modo involontario. Si tratta per lo più di donne per le quali servirebbero nuove politiche di rafforzamento occupazionale o di integrazione salariale". In effetti il nostro paese è quello dell’Unioneeuropeaincuiladifferenza di stipendio è più bassa. Secondo dati Eurostat che risalgono allo stesso periodo in cui è stato pubblicato il rapporto dell’Onu le donne italiane guadagnano il 5,5% in meno degli uomini. In Germania il divario è del 15,7%, nel Regno Unito arriva fino al 17,1%. Più in generale, tra i membri dell’Organizzazione per la cooperazioneelosviluppoeconomico (Ocse),cisonopaesiconunadifferenza inferiore al 5% come il Costa Rica o il Lussemburgo e altri con un divario che arriva fino al 36% come la Corea del Sud. “Non c’è un solo paese al mondo nel quale le donne percepiscano lo stesso salario degli uomini”, ha chiarito Seth. E ai ritmi attuali, l’Onu avverte che ci vorranno più di 70 anni per porre fine al divario salariale tra uomini e donne.


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