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Dove ricollocare i migranti

  • 27 gen 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

MALTA/IL TEMA “CALDO” DISCUSSO NELLA RIUNIONE DEI MINISTRI DEGLI INTERNI EUROPEI


ROMA. Passi avanti nella discussione sulla riforma il regolamento di Dublino, in modo che sia “più leale” nei confronti dei Paesi in prima linea, come l’Italia. E’ uno dei temi affrontati ieri alla Valletta, nel corso della riunione informale dei ministri dell’Interno europei.Al meeting si è parlato anche del piano Juncker presentato mercoledì per chiudere la rotta Libia-Italia e della possibilità di realizzare in territorio libico centri di accoglienza per migranti che siano rispettosi dei diritti umani. Al vertice ha preso parte anche il ministro Marco Minniti. Il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha auspicato lo sblocco del dossier sui ricollocamenti dei richiedenti asilo dei migranti. Erano previsti 40mila in due anni da Italia e Grecia, ma dopo quasi un anno e mezzo i profughi trasferiti dall’Italia sono ancora soltanto 2.917. Il regolamento di Dublino impone sostanzialmente al Paese di primo ingresso di farsi carico dell’accoglienza e della permanenza dei richiedenti asilo. La discussione in corso, ha sottolineato Avramopoulos, punta ad una riforma “ambiziosa e più leale rispetto ai paesi in prima linea”. Sulla stessa linea il ministro lussemburghese Jean Asselborn, che ha lanciato un appello ad una “effettiva solidarietà” europea nella gestione delle politiche migratorie: “è impossibile che Italia e Grecia siano lasciate da sole”. Nella riunione è emerso uno schema con quello che è stato definito “approccio a tre fasi”che prevede misure diverse in relazione ai volumi degli arrivi: bassi, alti e altissimi. Proprio in base al volume degli sbarchi, potranno scattare i ricollocamenti, ma i particolari ed i numeri sono tutti da definire e non sarà semplice trovare un accordo con tutti i Paesi europei.“Tutti sono d’accordo sull’approccio a tre fasi - ha rilevatoAvramopoulos - e siamo molto, vicini. Per la prima volta non siamo lontani dalla soluzione. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli, quindi dobbiamo restare molto cauti”. Il ministro dell’Interno maltese, Carmelo Abela, ha parlato di “progressi” fatti ieri. Allo studio anche un piano per realizzare campi in Libia, dove accogliere i migranti che saranno riportati sulla costa, una volta entrato a regime il piano Juncker, che prevede il rafforzamento della guardia costiera che dovrebbe, con le motovedette e gli altri mezzi consegnati dall’Ue, pattugliare le acque e riportare indietro coloro che partono con gommoni e barconi. Il piano che prevede di fermare le imbarcazioni dei migranti che partono dalla Libia dirette in Europa non è piaciuto a Save the children. “Ancora una volta - afferma Ester Asin, direttore dell’ufficio Advocacy Europa di Save the Children - l’Ue si sta sottraendo alla propria responsabilità di tutelare i diritti dei migranti, senza offrire alcuna garanzia a uomini, donne e bambini circa il loro futuro dopo che saranno respinti in Libia. Respingere le persone in un paese fragile e destabilizzato come la Libia è inaccettabile. Le condizioni disumane nei centri di detenzione libici sono state più volte denunciate dalle ong. Inoltre, non vi è alcuna certezza che le persone non saranno rimpatriate forzatamente nei loro paesi di origine”.


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