“Dovrebbe andare in carcere”
- Redazione

- 16 apr 2018
- Tempo di lettura: 3 min
CASA BIANCA/TRUMP SI SCAGLIA CONTRO COMEY E IL SUO LIBRO DI MEMORIE

NEW YORK. Donald Trump si sente più che mai accerchiato. E l’ira per gli attacchi dell’ex capo dell’Fbi James Comey e per le indagini condotte dal procuratore speciale Robert Mueller si trasforma nell’ennesima tempesta di tweet. Una raffica di anatemi lanciati in una sonnolenta domenica alla Casa Bianca, in cui il presidente arriva persino ad evocare il carcere per l’ex numero uno del bureau investigativo che licenziò nel maggio del 2017.
Ma a preoccuparlo di più sono i possibili sviluppi dell’inchiesta per corruzione sul suo avvocato personale, Michael Cohen, che nelle prossime ore dovrà comparire in un’aula di tribunale a New York. E a cui gli investigatori hanno sequestrato una serie di file audio, tra cui le conver- sazioni telefoniche con l’avvocato della pornostar Stormy Daniels che sarà presente all’udienza.
Fu proprio Cohen che pagò la donna almeno 130 mila dollari per comprare il suo silenzio sulla relazione con Trump. Mentre si intensificano le voci di un clamoroso licenziamento di Mueller che rappresenterebbe un brutto colpo per le indagini del Russiagate, anche se la Casa Bian- ca continua a negare che esista un piano del genere.
A scatenare la rabbia del presidente americano è però in queste ore la velenosa campagna nei suoi confronti che Comey sta portando avanti per promuovere il suo libro di memorie, in uscita martedì, in cui definisce il tycoon come un “boss mafioso”, togliendosi più di un sassolino dalla scarpa.
Il presidente americano viene descritto in queste ore come una persona dallo stato d’animo che oscilla tra la furia e la frustrazione, in attesa anche che Comey rilasci in serata la prima di una lunga serie di interviste televisive.
A dare il la al ‘tweetstorm’ le ultime dichiarazioni di Comey, che ha ammesso come il modo in cui gestì il caso delle e- mail di Hillary Clinton, alla vigilia del voto per le presidenziali del 2016, fu dettato dalla convinzione che l’ex first lady avrebbe comunque vinto la corsa alla Casa Bianca: “Ero sicuro che Hillary Clinton avrebbe battuto Donald Trump”, afferma alla Abc.
“E’ incredibile, voleva solo un posto di lavoro”, attacca Trump, che più volte
ha duramente criticato la sostanziale assoluzione finale della ex first lady, con lo scandalo sul suo account privato di posta elettronica quando era segretario di stato finito in poco più di un ‘rimbrotto’. Mentre in campagna elettorale il tycoon invocò in maniera ossessiva il carcere per l’av- versaria democratica.
E anche Comey meriterebbe la prigione per Trump: sia per aver mentito al Congresso - twitta il presidente - sia per aver divulgato illegalmente ai media informazioni classificate come segrete, delle vere e proprie fughe di notizie illegali. Senza contare - accusa ancora - che l’Fbi non sequestrò i server del partito democratico, come avrebbe potuto fare quando esplose il caso Clinton.
Sui contenuti del libro poi, Trump dà ancora una volta della ‘palla di fango’ a Comey: “Non ho mai chiesto la sua lealtà. E’ solo un’altra delle sue tante bugie”, secondo il tycoon scritte solo per trarne un vantaggio personale. “L’instabile James Comey è un uomo che spesso se ne esce male ed è fuori posto (non è intelligente!), e verrà di gran lunga ricordato come il peggior direttore dell’Fbi della storia”. Comey avrà molto spazio nei prossimi in tv per rispondere per le rime.
















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