top of page

Draghi: avanti con le riforme

  • 10 giu 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


BRUXELLES. Andare avanti con decisione su riforme e riduzione delle sofferenze bancarie, non rinviare più la sfida della produttività, integrare i migranti per mitigare l'effetto del calo demografico.

È chiaro il messaggio che il presidente della Bce Mario Draghi ha voluto lan- ciare oggi ai Governi dal palco del Brus- sels economic forum: la crescita dell'Eurozona è ancora troppo debole, le misu- re della Bce da sole non bastano ma devono essere corroborate dall'interazione virtuosa con le politiche dei Governi che, se non procedono "allineate" a quelle di Francoforte, rischiano di ritardare il rientro dell'inflazione verso l'obiettivo.

"L'orientamento delle altre politiche influenza la rapidità alla quale la crescita torna al suo potenziale. Quindi se non sono allineate alla politica monetaria, l'inflazione rischia di tornare all'obiettivo più lentamente", ha detto Draghi nella 'lezionèe’ annuale in onore di Tommaso Padoa-Schioppa.

Perciò "molto altro va fatto" sul fronte delle riforme, che non solo "riducono il ritardo nella trasmissione delle nostre politiche, visto che un'economia più flessibile e reattiva trasmette l'impulso di politica monetaria più rapidamente", ma producono anche "una crescita poten- ziale più elevata".

Tutte condizioni che, ristabilendo l'equilibrio dell'economia, farebbero tor- nare la Bce a politiche sui tassi più con- venzionali. Per Draghi, "il tempo con- ta". Perché un ritorno "troppo lento" della crescita al suo potenziale "non è innocuo" ma ha "conseguenze durature", che possono portare "all'erosione del potenziale" stesso. "È nell'interesse di tutti agire senza altro ritardo", che per la Bce significa non lasciare che l'inflazione manchi il suo obiettivo per troppo a lungo, e per i Governi dedicare "ogni sforzo" perché la crescita torni al potenziale. Secondo il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, oggi "è l'incertezza è il problema maggiore che mo su scala planetaria". Draghi è anche tornato sulle sofferenze bancarie. "I bilanci delle banche non sono stati ripara- ti completamente, come dimostra l'alto stock di crediti deteriorati in alcune parti della zona euro. C'è quindi bisogno di nuovo lavoro su questi asset", ha detto lasciando il compito alle "giuste autorità". Draghi si è poi soffermato su un altro grande ostacolo che frena la ripresa: "Viste le deboli prospettive della cresci- ta nella zona euro, affrontare la sfida della produttività non può essere più rinviato". E ha puntato il dito anche contro la mancanza di "capacità di innovazione", particolarmente nel settore dei servizi. C'è anche un'altra minaccia che nei prossimi dieci anni comincerà a pesare sulla crescita della zona euro: il calo demografico. "La popolazione in età da lavoro diminuirà gradualmente nella prossima decade", la crescita dell'occupazione "inizierà a decelerare in un futuro non distante, nonostante decise riforme" e "anche un'immigrazione più elevata del previsto è improbabile che sia in grado di disinnescare il declino della popola- zione", ha detto Draghi, convinto, però, che "l'integrazione dei migranti" possa "temperare" questi effetti.


Commenti


bottom of page