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Draghi verso l’addio: “I governi spendano per la ripresa”



MILANO. C'è la difesa della Bce dagli attacchi dei nordici. C'è l'affondo contro i sovranisti "dubbiosi" dell'euro che oggi sono messi in discussione. E c'è l'ottimismo per il futuro dell'Europa, strizzando gli occhi ai giovani in cui Mario Draghi mostra ancora una volta di riporre la maggior fiducia per le sorti del progetto europeo. Manca, apparentemente - nell'in- tervento del presidente della Bce alla Cattolica di Milano, alla cerimonia per il conferimento di un'altra laurea honoris causa - la politica monetaria operativa. Ma per due motivi: perché alla Bce, anche a 20 giorni dall'addio di Draghi, si continua a lavorare sui dettagli del nuovo pac- chetto annunciato a settembre. E perché Draghi approfitta dell'occasione accademica per dare una tiratina d'orecchi ai governi, chiamandoli a spendere quando hanno margini di bilancio se non vogliono che la Bce debba trovarsi continuamente in prima linea a difesa della crescita e dell'inflazione. "Una politica di bilancio più attiva renderebbe possibile calibrare le nostre politiche più velocemente", come ha fatto la Fed grazie al 3,6% di deficit Usa fra il 2009 e 2018. Il riferimento è alla Germania alle prese con la regola dello 'schwarze null', con il piano di investimenti green e con timide aperture dei 'tecnici' cui i partiti spesso rispondono picche: come quella fatta ieri dal ministro delle Finanze Olaf Scholz, con una crisi grave Berlino potrebbe fare deficit spending "in qualsiasi momento" ma ad oggi quella necessità non c'è. Draghi la vede diversamente, e fa presente ai tedeschi e olandesi - capofila dell'opposizione al suo pacchetto che prevede tassi a -0,5% e da novembre una ripartenza degli acquisti di debito a 20 miliardi al mese - che se vogliono una Bce meno pro- tagonista, devono fare la loro parte. Una frecciatina è rivolta anche contro i sovranisti, che ieri sembravano sul punto di rovesciare gli equilibri europei e oggi giocano in difesa: "Sono ottimista sul futuro dell'Europa" e "l'euro è più popolare che mai", dice Draghi, "la creazione dell'Unione Europea, l'introduzione dell'euro e le operazioni della Bce hanno incontrato molti ostacoli e affrontato molti critici. E tuttavia hanno dimostrato il loro valore e adesso sono i 'dubbiosi' a essere messi in dubbio". Parole che suonano come un sassolino tolto dalle scarpe ora che, in Austria come in Italia, i sovranisti e le forze più radicalmente euroscetti- che sono all'opposizione. Un Draghi meno tecnico, con lo sguardo più volto ai ragionamenti politici, è quello che arriva a Milano per il suo discorso alla Cattolica. Ma non vuol dire che Draghi stia già guardando fuori dalla Bce. Secondo indiscrezioni, con il Qe annunciato a settembre, che prevede acquisti di debito senza limite temporale finché sarà necessario, i bond tedeschi che è possibile acquistare rischiano di finire fra un anno. Significa che la Bce sarà chiamata a prendere una decisione importante: rinunciare al limite del 33% per ciascuna emissione o emittente di bond, o rinunciare alla 'capital key' che vuole acquisti di bond commisurati alla quota di ciascuna Paese dell'Eurozona nel capitale della Bce. A Francoforte potrebbero propendere per la seconda ipotesi, con la conseguenza che la Bce potrebbe finire per comprare più bond italiani e meno tedeschi.

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