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Due pesi e due misure



LEGITTIMA DIFESA/PRIMA REGOLARE LE NORME SUL POSSESSO DELLE ARMI

Il dibattito caldissimo sulla legittima difesa non convince. Tutto il rumore mediatico sul testo appena licenziato dalla Camera e spedito al Senato sembra voler distrarre i cittadini dal vero problema di fondo: il volto primordiale della nostra società. Il nuovo asse, la nuova frontiera, pare essere l’idea che possa venir meno la ragione primitiva che giustifica l’esistenza stessa dello Stato (ne cives ad arma veniant), cioè la sostituzione della vendetta privata, della faida, con un sistema di polizia e di giustizia centralizzate. La possibilità di farsi giustizia da sé, intesa come facoltà di autodifesa della propria dimora o negozio mediante armi (da fuoco) viene presentata come un liberatorio anelito di libertà. In quest’ epoca di uberizzazione dei servizi pubblici (ordine pubblico compreso?), di disintermediazione generalizzata, serpeggia impaziente una sorta di pretesa di godimento di un nuovo diritto, quello di “avere un’arma in casa”.Si affronta una questione grave e delicata come quella della legittima difesa, dando per scontato lo scavalcamento (e quindi la implicita risoluzione) di un’altra questione, cioè quella che regola le modalità del possesso legittimo delle armi. In pratica si inverte l’ordine dei problemi. Si discetta del secondo senza risolvere il primo. Attualmente in Italia si può possedere un’arma solo in caso di “comprovato bisogno”. Scattano tanti “no” in questura, in quanto la legge e la pubblica amministrazione sono occhiute, pur se esistono escamotage per aggirare parzialmente i tanti limiti (ad esempio la frequente richiesta di porto d’armi per uso sportivo). Si dica se e come si intende allentare la normativa sulle armi, facendo capire bene le relative conseguenze. Non sfugge che il mercato italiano delle armi è relativamente vergine, quindi molto appetibile per le industrie del settore. La “nuova” legittima difesa potrebbe rappresentare il cavallo di troia per rendere le nostre città sempre più simili alle metropoli statunitensi. Magari con l’argomentazione che, se si è “buoni”, si vogliono proteggere i propri cari con le armi, e questa bontà dovrebbe essere ripagata, secondo una certa opinione, con l’esenzione dai processi. In pratica non si possono creare due cate- gorie di cittadini: quelli che difendono meglio se stessi e i propri cari (in quanto legittimi pos- sessori di armi) e quelli che sono meno “bravi” (cioè coloro che non hanno i requisiti per detenere un’arma o non la vogliono per l’intrinseca pericolosità), e che quindi sostanzialmente diventerebbero cittadini di serie B. Se perciò non si ragiona prima su chi possa legittimamente detenere le armi (attualmente sono relativamente in pochi) o lo potrà in futuro, non si può discutere serenamente di riforme dell’istituto della legittima difesa. Non sembra possibile spaccare la società in due dal punto di vista della sicurezza. La politica deve dare delle risposte chiare, altrimenti in Italia si creerebbe una nuova casta di soggetti: gli armati.


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