E’ addio alla sede dell’Olp
- Redazione

- 11 set 2018
- Tempo di lettura: 2 min
LA CASA BIANCA CHIUDERÀ LA MISSIONE A WASHINGTON. IRA DEI PALESTINESI

NEW YORK. Gelo profondo fra Usa e palestinesi. Ieri l’amministrazione di Donald Trump ha annunciato l’imminente chiusura della sede Olp a Washington attiva dal 1994 scatenando l’ira dei palestinesi. Motivo dichiarato l’indisponibilità dell’organizzazione - ha denunciato il Dipartimento di Stato - ad avviare passi “per far avanzare l’avvio di diretti e significativi negoziati con Israele”.
La leadership palestinese - ha insistito - ha condannato “il piano di pace Usa che non ha ancora visto e si è rifiutata di impegnarsi con gli Usa rispetto agli sforzi di pace”.
Ma c’è anche un’altra ragione invocata dal Dipartimento: “I tentativi palestinesi di spingere la Corte Penale internazionale ad aprire un’indagine su Israele” per quanto riguarda Gaza. Una mossa americana che Saeb Erekat, segretario generale dell’Olp, ha subito bollato come l’ennesimo tentativo degli Usa di “proteggere il regime di occupazione israeliano e i suoi crimini”.
“Siamo stati ufficialmente informati che l’amministrazione statunitense - ha spiegato Erekat all’agenzia Wafa prima della comunicazione pubblica da parte americana - chiuderà l’ambasciata a Washington per punirci del fatto che noi continuiamo a lavorare con la Corte penale internazionale contro i crimini di guerra israeliani”. “Un nuovo colpo di Trump - ha proseguito - contro la pace e la giustizia”.
Quella di ieri - su cui Israele in festa per il Capodanno ebraico non ha fatto commenti - non è che l’ultima di una serie di iniziative degli Usa seguite alla scomunica dettata dal presidente palestinese nei confronti di Trump per la decisione del capo della Casa Bianca di riconoscere a maggio scorso Gerusalemme capitale di Israele e di trasferirvi l’ambasciata. Dopo lo sbarramento innalzato da parte palestinese nei confronti de “l’accordo del secolo”, come Trump ha definito il
suo piano di pace ancora non noto, gli Usa hanno avviato una serie di mosse. Le più recenti sono il taglio completo dei fondi all’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, quello agli aiuti per progetti in Cisgiordania e ai finanziamenti per gli ospedali che a Gerusalemme curano i palestinesi.
Senza dimenticare che gli Usa hanno espresso critiche al fatto che i profughi palestinesi siano passati dai 500mila iniziali ai 5 milioni attuali in base ai criteri seguiti dall’Unrwa. Tutti
provvedimenti ricordati ieri da Erekat che, partendo dalla chiusura della missione Olp, li ha riassunti come prova “della politica dell’amministrazione Trump di punizione collettiva del popolo palestinese”.
Per HananAshrawi, membro della segreteria dell’organizzazione, le iniziative Usa non sono che “un crudele e cattivo ricatto”.
















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