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Ed ecco il patto sulla Siria



L’INCONTRO FRA TRUMP E PUTIN NEL CORSO DEL SUMMIT DELL’APEC IN VIETNAM

NEW YORK. Mai una stretta di mano è stata così proficua, commenta con una battuta qualcuno nell’entourage del presidente americano Donald Trump. E pazienza se l’attesissimo incontro formale conVladimirPutin,amarginedelsummitdell’Apec in Vietnam, non c’è più stato. I due leader hanno comunque trovato il tempo per un brevissimo faccia a faccia in cui hanno deciso di lasciare il segno, dando il via libera a un vero e proprio patto tra Washington e Mosca sul futuro della Siria. Ora che, dopo la capitolazione di Raqqa, l’Isis è stato quasi definitivamente sconfitto e la priorità diventa più che mai la fine della guerra civile. L’accordo è contenuto in una corposa dichiarazione congiunta a cui gli sherpa americani e russi hanno lavorato l’intera notte, e resa pubblica di primo mattino dopo che il testo è stato “vidimato” dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e dal segretario di Stato americano Rex Tillerson,entrambinellacittàvietnamitadiDeNang per il verticeAsia-Pacifico. “Un grande successo”, ha affermato soddisfatto il presidente russo. “Salveremo molte vite umane”, il commento di Trump. Il documento - che in molti sperano imprima una svolta alla drammatica situazione siriana - parte dalla conferma dell’impegno comune per portare a termine la lotta contro l’Isis e da una dichiarazione di principio: la crisi non si risolve militarmente, ma perseguendo la via diplomatica. E garantendo la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del Paese. Poi la road map per delineare le tappe attraverso le quali costruire il futuro della Siria. Qui la grande novità, spiegano gli esperti: il ritorno al “processo di pace di Ginevra”, che prevede un negoziato tra tutte le parti in causa sotto l’egida dell’Onu, con il duplice obiettivo di varare una riforma costituzionale e istituzionale e di indire delle elezioni libere, sotto la stretta vigilanza degli osservatori delle Nazioni Unite. In America tale percorso viene letto come un successo per Trump, che avrebbe convinto Putin a mettere da parte il piano alternativo presentato a suo tempo da Mosca, il cosiddetto “processo di Astana”. Dal canto suo, il leader del Cremlino avrebbe il merito di aver convinto Bashar al Assad ad accettare il tavolo negoziale coordinato dall’inviato speciale dell’Onu Staffan De Mistura. Russia e Usa chiedono quindi proprio al Palazzo di Vetro di incrementare gli sforzi per far giungere più aiuti umanitari nel Paese mediorientale martoriato da anni di guerra civile, confermando l’importanza delle zone di “de-escalation” come misura provvisoria per ridurre la violenza e per favorire una soluzione della crisi.

Resta da vedere come Washington e Mosca riusciranno a collaborare sul terreno evitando incidenti, visto che la Russia appoggia Assad contro i gruppi di ribelli filo-Usa. E tutta da giocaresarà la partita sul futuro del dittatore di Damasco. Intanto Trump spiega come Putin ancora una volta abbia negato le interferenze russe sulle elezioni presidenziali americane e come il presidente russo si senta offeso da queste persistenti accuse: “Ogni volta che mi vede mi dice ‘non l’ho fatto’. E credo veramente che quandome lo dice ne sia convinto”. Il leader del Cremlino ha quindi liquidato come “deliri” le notizie sui legami con Mosca di alcuni uomini vicini a Trump.


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