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Ed è rabbia in Val di Susa

I NO TAV MINACCIANO: “CONTE NON CONOSCE LA NOSTRA DETERMINAZIONE”

di Mauro Barletta


TORINO. Al presidio dei No Tav nessuno sta con le mani in mano. Qualcosa da fare, intorno alle casette che punteggiano il lungo pianoro della Val Cenischia inghirlandato dalle montagne, si trova sempre. Adesso, per esempio, bisogna montare i gazebo che saranno il punto di ristoro per gli spettatori del festival Alta Felicità: la musica comincia domani con Eugenio Finardi, poi Lo Stato Sociale, Piotta, la Pfm, nomi grossi. Ma il pensiero corre costantemente a quello che è successo a Roma, 700 km più in giù, e alle parole con cui il premier Conte ha di fatto acceso il semaforo verde al Tav Torino-Lione. Da settimane, ormai, in Valle avevano smesso di illudersi. “Non abbiamo governi amici” era lo slogan che, dopo essere stato inventato da Alberto Perino, 73 anni, bancario in pensione, ex sindacalista, storico leader del movimento, si era trasformato in una specie di mantra. Però lo choc è stato forte. E così qualsiasi svirgolata sui social e qualsiasi comunicato stampa, per quanto intrisi di analisi politiche, prendono il sapore dell’annuncio di una rappresaglia: “La manfrina è finita”, “Adesso tocca a noi”, “Conte non conosce la nostra determinazione”, “Si rischiano problemi di ordine pubblico”. L’appuntamento del 26 luglio, quandotuttoilfestivalsifermerà per una ‘passeggiata’ verso il cantiere di Chiomonte, si trasforma nell’atto primo della nuova campagna di resistenza: “Dimostreremo la nostra vitalità portandovi migliaia di persone”. La sponda dei Cinque Stelle è franata (non per tradimento ma per inadeguatezza, dicono in Valle) e la sensazione è di essere rimasti soli contro tutti. “Per ora - dice Nilo Durbiano, già sindaco di Venaus, da sempre al fianco dei No Tav - l’aria che si respira è quella della delusione. Cosa succederà, non lo so. Ma vedo che il governo non ha messo in conto il disastro sociale di questa scelta. Io sono preoccupato, e di sicuro lo sono molto più del premier e dell’esecutivo, dal fatto che a Rovazzano l’incendio di una centralina ha diviso l’Italia in due. Questi stanno giocando con il fuoco. Questa è istigazione alla violenza”. Al presidio la gente arriva alla spicciolata. Molti pianteranno la tenda e campeggeranno per l’intero week-end. Il grosso è previsto per sabato, quando ci sarà il corteo e gli appassionati di musica diventeranno manifestanti. Ce ne saranno da tutta Italia e anche dall’estero. Le forze dell’ordine studiano le contromosse. ‘Zone rosse’, grate metalliche per sbarrare i sentieri, torri-faro, telecamere nascoste tra i boschi. Le dimostrazioni dello scorso fine settimana hanno prodotto, finora, una settantina di denunce. C’è anche un’altra Valle, quella che le ragioni dei No Tav non le vuole condividere. Il sindaco di Chiomonte, Silvano Ollivier, è soddisfatto: “La situazione si è chiarita: dopo uno stop che ha creato tanti problemi l’opera andrà avanti. Qui ci sono delle persone che prima lavoravano e che ora mi auguro saranno riassunte”. “Finalmentesiricomincia”,dice uno di loro, Vincenzo. “Stavo a casa dal primo maggio, ho quattro figli e con l’indennità mensile di disoccupazione da 600-700 euro non si va da nessuna parte”. Gli fanno da contraltare le parole vergate su Twitter da un’internauta: "Sciarpa, scarpe da trekking, acqua e limone per i lacrimogeni. Ci vediamo a Venaus"

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