Elisabetta «sanziona» la Brexit  
- 22 giu 2017
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LONDRA/LA REGINA APRE LA NUOVA SESSIONE PARLAMENTARE RIBADENDO IL «GREAT REPEAL BILL»
LONDRA. La Brexit in marcia, la visita di Donald Trump in frigo e poco altro. È scarno come raramente in passato il programma del governo britannico affidato anche quest'anno alla lettura di Sua Maestà la regina nel tradizionale Queen's Speech: il discorso d'inaugurazione della nuova sessione parlamentare andato in scena tra i fasti secolari di Westminster, seppure un po’ meno fastosi del solito. Scarno e fragile, come fragile é il governo di Theresa May, "in office, but not in power" (in carica, ma non al potere) nel giudizio dei più, dopo la doccia fredda elettorale dell'8 giugno. E ancora senza una maggioranza certa dietro le spalle. "Il mio governo", ha esordito la sovrana con la formula di rito, s'impegna a portare a termine il 'Great Repeal Bill', la legge quadro che suggellerà la fine della giurisdizione del mastodontico corpus normativo europeo sul Regno Unito. Sono le prime righe del discorso e sono il segnale della volontà di procedere verso il divorzio da Bruxelles: unica "ancora di salvezza", nelle parole del Daily Telegraph, in grado di offrire alla May una piccola speranza di restare in sella per due anni, il tempo del negoziato con l'Ue. Nel mentre l'esecutivo dovrebbe riu- scire a far passare 24 progetti di legge, secondo l'elencazione fatta dalla 91enne Elisabetta II in tono sussurrato, ma fermo e senza esitazioni: 24 titoli per ora, 8 dei quali, i primi della lista e i più importanti, dedicati a regolare l'addio al Club dei 27 all'insegna d'una ritrovata 'indipendenza nazionale’ su immigrazione, accordi commerciali "globali", tariffe doganali, agricoltura, pesca, controlli sulle centrali nucleari e sanzioni internazionali. Nessun ripensamento apparente in materia, dunque, al di là d'un tono meno assertivo e di qualche apertura verbale agli interessi del business. Il problema per lady Theresa, però, sarà farseli approvare, con un Partito Conservatore che ha perso la maggioranza assoluta ai Comuni e appare diviso al suo interno fra 'brexiteers' duri e puri e pragmatici.Ma soprattutto con la necessità di confidare nel vitale appoggio esterno dei 10 deputati della destra unionista nordirlandese del Dup, i quali mercanteggiano senza pietà e giusto ieri hanno avvertito che il loro sì non va dato "per scontato". I conti si faranno il 28 e 29 giugno, quando sono previste le votazioni sugli emendamenti allo Speech e sul testo complessivo: di fatto una sorta di voto di fiducia. Per il resto pesa più quello che non c'é di quello che c'é. A non esserci é la prevista visita di Stato di Trump, malgrado un invito vecchio di mesi: per Downing Street dipende solo dal fatto che non sono state formalizzate le date, ma le polemiche contro il presidente americano non sembrano estranee al tacito slittamento. Spariscono poi diverse 'bandiere’ del manifesto elettorale Tory: niente riforma scolastica old fashion, niente ritorno della caccia alla volpe, niente interventi sociali (sia quelli più contestati come la cosiddetta 'dementia tax', sia quelli più attesi come il tetto alle bollette sull'elettricità). Resta invece l'impegno sul clima e quello per l'incremento delle spese militari al 2% del Pil, a cui si aggiungono promesse per le vittime dell'incendio del- la Grenfell Tower e sulla lotta a terrorismo e estremismo online. Roba generica, per il Labour di un Jeremy Corbyn in cravatta rossa e le altre opposizioni, che denunciano un disegno di piccolo cabotaggio. "Insensibile" alle disuguaglianze e ai problemi interni del Paese, vago sulla stessa Brexit, fedele in sostanza alle politiche dell'austerity. Austerity che, causa i tempi stretti imposti dalle elezio- ni anticipate, s'é abbattuta di striscio pure sul cerimoniale del Queen's Speech 2017. Con la regina - accompagnata dall'erede Carlo (in sostituzione del consorte Filippo, in ospedale) - che questa volta non ha indossato per la prima volta da 43 anni la 'corona imperiale’. Lasciata a scintillare su un cuscino di velluto retto da un ciambellano e ripartita poi 'per conto suo’ verso Buckingham Palace. Su una vettura a parte, beninteso.
















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