Enel/Starace apre uno spiraglio sulla rete unica: “Mai addio a Open Fiber
- Redazione

- 21 nov 2018
- Tempo di lettura: 3 min

La società promette investimenti per 27,5 mld di euro per il piano strategico 2019-2021
MILANO. Realizzare la rete in fibra ottica presto e bene: "Qualunque cosa che possa rendere più agevole, veloce e granulare questa missione ci piace". Con queste poche parole l'amministratore delegato dell'Enel, Francesco Starace, in passato molto critico con quelli che lui stesso definì "accrocchi societari" apre, se non una porta, almeno uno spiraglio sulla rete unica tra Tim e Open Fiber fortemente voluta dal governo e che potrebbe subire modifiche volute dalla Lega. Ma la chiude subito se si tratta di abbandonare la società della fibra per far posto ad altri perché, avverte, "l'Enel non uscirà mai da Open Fiber". La presentazione del piano strategico 2019-2021, che prevede investimenti per 27,5 miliardi e una forte, ulteriore spinta sulle energie rinnovabili, è stata l'occasione per fare il punto su un tema che occupa da giorni le prime pagine dei giornali e su cui l'Enel, azionista di Open Fiber con il 50% (l'altro 50% è in mano a Cdp), non aveva ancora espresso una posizione ufficiale. Incalzato dalle domande di analisti e giornalisti, Starace ha dapprima voluto ricordare che Open Fiber "è una società che ha una missione molto semplice, cablare a un costo competitivo e a una notevole velocità e con grande granularità l'intero Paese". Se questa è la "missione", "qualunque cosa che possa renderla più agevole, veloce e granulare ci piace". Certo, ha osservato l’a.d. di Enel, quando il tema è Open Fiber spesso si parla di "fanta-economia", perché "vengono proposte soluzioni complicate, con newco e contronewco, ma non è questo il problema. A noi interessa l'industria, tutto il resto no". Quindi, ha concluso, "non siamo né contrari né a favore, semplicemente non sappiamo di che si sta parlando". Per capire meglio qual è lo scenario nel quale ci si muove, allora, bisogna prima di tutto "rispettare gli esiti di questa saga infinita di Tim e penso che alla fine ci sarà una certa intesa tra gli azionisti". Lo scenario, del resto, è in continuo divenire: la Lega intende infatti presentare un subemendamento a quello presentato dai 5stelle, per dare "tempi certi" al piano, evitando conflitti d'interesse del futuro soggetto che si troverebbe a detenere sia la rete in rame che in fibra e così "scongiurare aumenti in bolletta". La strada è quella di favorire solo la rete "in grado di garantire connessioni stabili e aumentabili almeno fino a 1 Gbps". Tornando alla cauta apertura di Starace, è arrivato subito il commento favorevole di Franco Bassanini, il presidente di Open Fiber da sempre favorevole alla rete unica: "Condivido", ha detto, ricordando che "all'Italia serve un'infrastruttura della rete all'avanguardia perché non ce l'abbiamo ancora" (anche se i dati appena pubblicati dall'Agcom dicono comunque che a giugno 2018 le linee a banda ultralarga sono vicine al 40% del totale). Di diverso parere è invece Moody's, che ha studiato il progetto di separazione della rete Tim avvertendo che si tratta di "un processo lungo con alto rischio di esecuzione", che "aumenterebbe anche il rischio aziendale per la società". Tornando al core business dell'energia, l'Enel ha messo nero su bianco un piano per i prossimi tre anni che punta sulla decarbonizzazione: nel 2021 il gruppo prevede che il 62% dell'energia generata nei propri impianti sia a zero emissioni, rispetto al 48% del 2018.
















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