Eni: via all’esplorazione al largo dell’Alaska
- 30 nov 2017
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NEW YORK. Eni si aggiudica il primo via libera dell'amministrazione Trump a esplorazioni petrolifere nel mar Artico, a largo delle coste dell'Alaska. Le autorità americane hanno infatti approvato la richiesta della divisione statunitense di Eni, concedendo il loro disco verde a trivellazioni nel mar di Beaufort. Le operazioni potrebbero iniziare già il prossimo mese, probabilmente il 15 dicembre, dall'isola artificiale di Spy Island, che si trova a 4,8 chilometri dalla Baia di Prudhoe, in Alaska. Con il via libera a Eni ripartono così le operazioni petrolifere nel mar Artico: l'ultima ad aver operato nell'area era stata Royal Dutch Shell nel 2015. Poi era arrivato il divieto alle trivellazioni nell'Artico di Barack Obama. Un bando rivisto successivamente dal presidente Donald Trump con il provvedimento America- First Offshore Energy Strategy per centrare l'obiettivo del 'dominio energetico'. "Lo sviluppo di risorse responsabili nell'Artico è una componente essenziale per centrare l'obiettivo della dominanza energetica", afferma Scott Angelle, numero uno del Bureau of Safety and Environmental Enforcement. "Stiamo lavorando con gli autoctoni dell'Alaska e i nostri partner per un approccio bilanciato all'esplorazione di petrolio e gas nell'Artico", aggiunge Angelle, assicurando che l'agenzia federale ha condotto un approfondito esame del design dei pozzi dell'Eni, delle procedure e delle misure di sicurezza prima di concedere il permesso. Nei piani di Eni - riporta la stampa americana - le attività di esplorazione si potrebbero tradurre nella creazione di 100 posti di lavoro. La produzione invece potrebbe portare alla 150 nuovi posti nell'area e alla produzione di 20.000 barili al giorno. "L'autorizzazione ricevuta dal Bureau of Safety and Environmental Enforcement riguarda il pozzo esplorativo Nikaitchuq North, che entrerà in funzione a fine dicembre da un'isola artificiale esistente da anni e da un impianto di perforazione già presente in maniera permanente sul sito, quindi con un impatto ambientale praticamente nullo". Questa la posizione del cane a sei zampe, che spiega come una conformazione di questo tipo ha di gran lunga agevolato le approvazioni da parte delle autorità federali americane: "Al momento, siamo in attesa soltanto dell'ultima approvazione da parte dello Stato dell'Alaska, prevista per i prossimi giorni". Negli Stati Uniti non si smorzano però le critiche degli ambientalisti. "L'ammi- nistrazione Trump sta rischiando una marea nera. Le trivellazioni offshore minacciano le comunità che vivono sulle coste, gli animali selvatici e ci spingono solo in una crisi climatica più profonda. Questa è solo una decisione stupida da parte di un'amministrazione incosciente", mette in evidenza Kristen Monsell, del Centro per la Diversità biologica.
















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