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Erdogan a Roma tra polemiche e proteste

  • 5 feb 2018
  • Tempo di lettura: 3 min



IL LEADER TURCO VEDRÀ PAPA FRANCESCO, MATTARELLA E GENTILONI. «BLINDATA» LA CAPITALE, CURDI IN PIAZZA

ROMA. Arriva il 'sultano' e Roma si blocca: aree “off limits”, bonifiche a tappeto, reparti speciali in campo per garantire la sicurezza di Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco temuto e corteggiato in ordine sparso da Oriente e Occidente. L'uomo che gioca in proprio molte delle partite chiave del Medio Oriente vedrà oggi papa Francesco, Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni. E se con il Pontefice la prospettiva sul mantenimento dello status di Gerusalemme è comune, i colloqui con il capo dello Stato e il premier serviranno a ribadire il fatto che "le relazioni bilaterali sono eccellenti" - come ha detto lo stesso Erdogan prima della partenza - ma difficilmente scalfiranno le sue certezze non negoziabili sulla necessità della 'guerra' ai curdi e sulle responsabilità dell'Ue in merito allo stallo dei negoziati di adesione di Ankara. Una visita di sole 24 ore assieme alla moglie e ad alcuni ministri - Erdogan è atterrato ieri poco dopo le 19 a Fiumicino e ripartirà oggi in serata -, ma la capitale è mobilitata come nei giorni del 60o anniversario dei Trattati di Roma nel marzo scorso quando, però, i leader a Roma erano una trentina. Per proteggere il presidente turco dal rischio di attentati e tener lontane le proteste annunciate sono stati mobilitati 3.500 agenti. All'interno della 'green zone' che va da San Pietro a piazza del Popolo fino al Colosseo e al Circo Massimo non saranno tollerati assembramenti, mentre i percorsi del corteo presidenziale rimangono riservati e i giardini di Castel Sant'Angelo si preparano ad accogliere un sitin della rete Kurdistan Italia. Le proteste sono già cominciate. 5 cittadini curdi sono stati bloccati mentre tentavano di entrare in piazza San Pietro, all'Angelus, con bandiere curde. L'Associazione nazionale magistrati e la Federazione della stampa hanno inviato una lettera a Mattarella perché "venga posta attenzione alla questione dei diritti umani violati" in Turchia. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, chiede all'Italia di avere "la schiena dritta" di fronte a chi rappresenta un "regime sanguinario e spietato" e critica l'annunciata mancanza della rituale conferenza stampa. Matteo Salvini ritiene che "ospitare l'estremista turco Erdogan sia un vergognoso atto di sotto- missione" e sottolinea che "con la Lega al governo la Turchia non entrerà mai in Europa". Sull'ingresso di Ankara nell'Unione, Erdogan aveva già rilanciato in un'intervista alla Stampa, sostenendo che è l'Ue che "blocca l'accesso al negoziato" e che invece la Turchia desidera la "piena adesione". L'incontro con il Papa è "un'opportunità significativa per attirare l'attenzione sui valori umani comuni, l'amicizia e i messaggi di pace" e per discutere della "lotta contro razzismo e islamo-fobia". Erdogan, parlando inso- litamente dell'attacco di sabato a Macerata, ha affermato di considerare la xenofobia alla pari del terrorismo. Ma sul nemico numero uno, i curdi, non si discute nemmeno. All'aeroporto di Istanbul, prima di imbarcarsi per Roma, Erdogan ha fatto il bilancio dei "terroristi neutralizzati" dall'inizio dell'offensiva turca contro l'enclave curdo-siriana di Afrin il 20 gennaio scorso: 935 tra morti, feriti e prigionieri. Al rapporto con l'Italia, invece, il presidente turco ci tiene: "Lavoria- mo per la pace e la stabilità nel Mediterraneo. Come alleati Nato, contribuiamo alla sicurezza reciproca". Ed è convinto che i 20 miliardi di interscambio dell'anno scorso possono raddoppiare e già nel 2020 "puntiamo a 30 miliardi di dollari". Di affari il 'sultano' parlerà oggi pomeriggio con i grandi gruppi italiani.


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