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Erdogan, assalto finale

  • 15 apr 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


TURCHIA/DOMANI IL REFERENDUM: IL RISULTATO CONTINUA A ESSERE INCERTO

ISTANBUL. A poche ore dal referendum sul presidenzialismo, Recep Tayyip Erdogan tenta l'assalto finale. Mentre i sondaggi continuano a prevedere un esito incerto per il voto di domenica, il leader di Ankara continua a occupare piazze e tv per cercare di convincere gli indecisi. Una vigilia segnata anche dagli allarmi per la sicurezza. Un nuovo blitz all'alba di ieri ha portato all'arresto a Istanbul di 5 presunti membri dell'Isis, sospettati di preparare "attacchi sensazionali" ai seggi, dopo i 9 fermati ieri con le stesse accuse nella provincia meridionale di Mersin. In manette è finito anche un cittadino del Tagikistan, che avrebbe esperienze in "zone di conflitto": un coinvolgimento che suscita ulteriori preoccupazioni alla luce della pericolosità dei miliziani centro-asiatici del sedicente Stato islamico, come visto nell'attacco di Capodanno a Istanbul o in quello di San Pietroburgo e Stoccolma. Secondo l'intelligence turca, l'ordine di colpire i votanti, definiti "miscredenti", è giunto attraverso le pubblicazioni dell'Isis in arabo e in turco. In questo clima, a vegliare sulle urne ci saranno oltre 540 mila membri delle forze di sicurezza in tutto il Paese, compresi volontari e guardie locali.Nel rush finale alla caccia degli ultimi voti decisivi, Erdogan appare tambureggiante, con 4 comizi previsti in 4 ore domani a Istanbul, sulle sponde asiatica ed europea. In cerca del ruggito finale, il presidente potrebbe anche optare per un'altra tappa a sorpresa nel quartiere popolare di Kasimpasa, dove è cresciuto e dove ora lo stadio di calcio porta il suo nome. Intanto, lancia un nuovo appello ai nazionalisti ("il più grande difensore dell'unità della Turchia sono io") e torna ad attaccare le presunte in- tromissioni dell'Occidente nel referendum, puntando stavolta il dito contro gli osservatori internazionali dell'Osce. "La nazione farà quello che è necessario domenica", assicu- ra comunque ai suoi. I sostenitori del 'no' faranno l'ultimo appello nelle loro roccaforti: i curdi a Diyarbakir, 'capitale' del sud-est, nonostante i loro leader restino in carcere, mentre i kemalisti saranno in diversi quartieri di Istanbul. Alla vigilia del referendum non si ferma neppure il pugno di ferro contro gli oppositori. Mentre Erdogan si prepara a un ulteriore rinnovo dello stato d'emergenza, dichiarato dopo il fallito colpo di stato, la procura di Istanbul ha chiesto ieri l'ergastolo per 16 persone, tra cui diversi giornalisti, accusate di aver sostenuto la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Tra gli imputati ci sono i reporter veterani ed editorialisti Nazli Ilicak e Ahmet Altan, oltre al fratello di quest'ultimo, Mehmet, professore universitario di economia. La richiesta di condanna riguarda anche 10 latitanti, tra cui Ekrem Dumanli, ex direttore di Zaman, il giornale che faceva a capo a Gulen, chiuso dopo il putsch.


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