Ergastolo al “boia” Mladic
- Redazione

- 23 nov 2017
- Tempo di lettura: 3 min

IL TRIBUNALE DELL’AJA: “COLPEVOLE DI GENOCIDIO E CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ”
BELGRADO. Ratko Mladic, l’ex generale comandante delle truppe serbo-bosniache, è stato condannato ieri all’ergastolo dal Tribunale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi) che lo ha riconosciuto colpevole di genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati negli anni drammatici della guerra di Bosnia (1992-1995). “I crimini commessi sono tra i più atroci che l’umanità conosca”, ha detto il presidente della corte Alphons Orie durante la lettura della sentenza. Mladic, 75 anni, condannato per 10 degli 11 capi di imputazione, è stato ritenuto diretto responsabile in particolare del massacro di 8 mila musulmani a Srebrenica nel luglio 1995 e del drammatico e sanguinoso assedio di Sarajevo durato oltre tre anni. Ma anche di sterminio, persecuzioni, deportazioni, uccisioni, pulizia etnica e stupri di massa. Contro la sentenza di ieri, di primo grado, la difesa ha subito annunciato appello, con il figlio di Mladic, Darko, che ha definito il verdetto “del tutto sbagliato” e un “ostacolo alla riconciliazione e al ritorno ad una vita normale nella regione”. Mladic, che nonostante le sue precarie condizioni di salute era presente ieri in aula, si è reso protagonista di un nuovo eclatante scontro con i giudici, dopo che una richiesta di sospensione dell’udienza per motivi di salute da parte della difesa era stata respinta. “Tutto quello che dite sono pure menzogne. Vergognatevi”, ha urlato in piedi l’ex generale rivolto ai giudici, che hanno disposto il suo allontanamento dall’aula. Per questo “il macellaio dei Balcani” ha seguito da una saletta attigua su uno schermo tv l’annuncio del verdetto di condanna al carcere a vita. La sentenza, per molti versi prevista, ha suscitato reazioni contrastanti: di soddisfazione nella comunità bosniaca musulmana, di rabbia e protesta invece tra la popolazione serba. Le Madri di Srebrenica, recatesi all’Aja, hanno esultato subito dopo la condanna all’ergastolo di colui che considerano responsabile della morte dei loro cari - padri, madri, figli, dei quali in tanti casi i resti o non sono stati trovati o sono stati rinvenuti solo in parte nelle tante fosse comuni sparse in tutta la Bosnia. “A Ratko Mladic auguro che gli appaiano in sogno ogni notte i miei due figli di cui ho potuto seppellire solo due ossa, sua figlia Anna morta suicida e tutti i bambini uccisi”, ha detto Munira Subacic, presidente di una delle Associazioni delle Madri di Srebrenica. Soddisfatto si è detto il premier bosniaco Denis Zvizdic, secondo il quale “i criminali di guerra non possono sfuggire alla giustizia indipendentemente da quanto a lungo riescano a nascondersi”. Di “memorabile vittoria della giustizia” ha parlato anche l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein, che ha definito Mladic “la quintessenza del male”. Il procuratore capo del Tpi, Serge Brammertz, da parte sua ha osservato come la condanna di Mladic non riguardi tutti i serbi. “La sua colpevolezza riguarda solo lui”, ha detto. Di tutt’altro tenore le reazioni sul versante serbo, con toni particolarmente accesi fra gli esponenti del nazionalismo più duro, che hanno definito la condanna una “sentenza politica e vergognosa” diretta contro il popolo serbo. Molti, compreso il leader dell’entità serba di Bosnia Milorad Dodik, hanno affermato di considerare Mladic “un eroe” e “un patriota” e di non riconoscere il Tpi e le sue sentenze “ingiuste e antiserbe”. Toni più pacati da parte del presidente serbo Aleksandar Vucic e della premier Ana Brnabic, per i quali la sentenza non è stata una sorpresa, ma che hanno invitato ora a “guardare al futuro” e a “lasciare alle spalle il passato”. Quella di ieri a carico di Ratko Mladic è stata l’ultima sentenza di rilievo da parte del Tribunale dell’Aja, istituito poco dopo lo scoppio del conflitto in Bosnia e che chiuderà i battenti alla fine di quest’anno.
















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