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Ergastolo al killer di Jo Cox

  • 24 nov 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

LONDRA/LA SENTENZA CONTRO THOMAS MAIR MOTIVATA COME “TERRORISMO POLITICO”


LONDRA. Ergastolo. Ergastolo per aver trucidato con selvaggia ferocia una donna sola e dal fisico minuto, averla attaccata alle spalle, accoltellata 15 volte e averle scaricato addosso 3 colpi di pistola, infierendo su di lei quando già agonizzava. E' un verdetto senza scampo quello inflitto ieri dalla corte londinese di Old Bailey nei confronti di Thomas Mair, 53 anni, simpatizzante dell'ultradestra inglese e cultore di ogni forma di razzismo d'importazione, accusato d'aver spento il 16 giugno scorso a Birstall, Yorkshire, nel pieno della campagna referendaria sulla Brexit, la vita di Jo Cox, 41enne deputata laburista britannica paladina dei diritti dei migranti e d'una Europa senza confini. Un verdetto lampo, definito in 10 giorni scarsi di processo, segnato dalle prove apparentemente schiaccianti illustrate con emozione dal pm Richard Whittam in una mezza dozzina di udienze per tratteggiare "un omicidio premeditato" e "politicamente motivato". Un caso di "terrorismo politico", si legge nel dispositivo della sentenza, perpetrato al grido belluino di "Britain first" (la Gran Bretagna prima di tutto), come hanno raccontato i testimoni. E nato dall'odio, dalle ossessioni ideologiche - deliranti eppure consapevoli - di un uomo del profondo nord dell'Inghilterra. La ricostruzione processuale ha intrecciato il filo di un agguato preparato con cura nel chiuso di un mondo fatto di letture di testi razzisti, di devozione alle armi, di collezionismo di paccottiglia nazista, di contatti con siti sudafricani nostalgici dell'apartheid, di ritagli di giornali raccolti in gloria di Anders Breivik, l'estremista islamofobo norvegese che nel 2011 fece strage di giovani laburisti nel suo Paese. Una figura marginale, Mair, spuntata tuttavia forse non a caso sullo sfondo del dibattito arroventato di quei giorni sulla Brexit. E il cui misfatto gettò il regno nello sgomento, per qualche giorno, ma senza produrre effetti o leggibili sul voto una settimana più tardi."Lei non è un patriota, non ama il suo Paese, è un ammiratore del nazismo e di altre dottrine improntate alla supremazia bianca da imporre con la violenza", gli ha detto a muso duro il giudice Wilkie, il togato che ha presieduto la corte e ha poi tradotto il decreto di colpevolezza della giuria nel carcere a vita. "Idee contro cui i nostri padri hanno combattuto nella II Guerra Mondiale", ha incalzato, rinfacciando all'imputato di non aver avuto neppure "il coraggio di ammettere e riconoscere" di avere ucciso Jo Cox - "donna meravigliosa dallo spirito generoso" - e ferito Bernard Kenny, il minatore pensionato intervenuto coraggiosamente per cercare di difenderla. Lui, Mair, è rimasto zitto. Impassibile. Al momento dell'arresto aveva scagliato ancora minacce di morte e si era proclamato "un militante politico". Ma in aula si è limitato a dichiararsi innocente, a dispetto di ogni evidenza, e ha evitato finanche di deporre, tanto da accorciare l'attesa dell'epilogo. "La personificazione della codardia", è sbottato ieri con un groppo in gola Brandon Cox, marito di Jo e padre di due bambine destinate a crescere orfane, dopo aver reso un ultimo omaggio alla compagna di una vita capace di "lottare fino alla fine per le cose in cui ha creduto". La personificazione della codardia: quattro parole dure, che pesano più del verdetto della giustizia


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