Europa: no alla Turchia
- Redazione
- 14 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
PARLAMENTO EUROPEO/L’ASSEMBLEA CONTRO I NEGOZIATI DI ADESIONE
di Giuseppe Maria Laudani

STRASBURGO (Francia). Il Parlamento europeo sbatte la porta a Erdogan chiedendo a Bruxelles di congelare il processo di adesione di Ankara. Adottando una risoluzione non vin- colante con 370 sì, 109 contrari e 143 astenuti, la plenaria di Strasburgo ha esortato Commissione Ue e Consiglio di archiviare i negoziati esprimendo “seria preoccupazione” per gli scarsi risultati di Ankara nella difesa dei diritti umani, lo stato di diritto, la libertà dei media e la lotta alla corruzione, “ma anche per il concentramento di poteri nella mani del presidente”. Gli europarlamentari hanno espresso “compiacimento” sulla decisione del 19 luglio 2018 di revocare lo stato di emergenza nel Paese, ma al contempo “rammarico che molti dei poteri concessi al Presidente e all’esecutivo dopo il tentativo di colpo di stato rimangano in vigore e continuino a limitare la libertà e i diritti umani fondamentali nel paese”. L’Aula di Strasburgo, che altre volte era scesa in campo dicendosi preoccupata per la situazione dei diritti umani in Turchia, ha anche stigmatizzato lo spazio “sempre più esiguo dato alla società civile nel paese, poiché un gran numero di attivisti, giornalisti e difensori dei diritti umani sono attualmente in carcere”. La Plenaria ha però lasciato aperta la porta al dialogo politico e democratico. Nella risoluzione adottata si chiede inoltre all’esecutivo comunitario di Bruxelles di utilizzare i fondi attualmente stanziati nel quadro dello Strumento di assistenza preadesione per sostenere, attraverso una dotazione dedicata gestita direttamente dall’Ue, la società civile, i difensori dei diritti umani e giornalisti. La Turchia è stata al centro del dibattito ieri a Strasburgo anche per l’iniziativa organizzata da alcuni eurodeputati del Gruppo Gue che hanno portato all’Eurocamera le voce ed il dramma delle donne curde in sciopero della fame, fra cui Dilek Ocalan, nipote del leader del Pkk Abdullah Ocalan. “In Turchia, nessun curdo vive in sicurezza, non possono praticare le loro attività culturali e politiche”, ha raccontato l’eurodeputata Eleonora Forenza (Gue/ Ngl) precisando che “94 su 102 municipalità a maggioranza curda sono gestite da persone di fiducia nominate dal governo di Ankara”. Secondo Forenza, “l’unica persona con l’autorità politica e morale per risolvere la questione curda è Abdullah Ocalan, in carcere da 20 anni, in isolamento totale dal 2015" e “non gli è nemmeno permesso di vedere la sua famiglia e gli avvocati”. Tutto ciò, ha denunciato Forenza, “è una violazione delle leggi internazionali e turche”.
















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