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Fadil non può essere vista

LA PROCURA “BLINDA” LA SALMA DELL’ACCUSATRICE DI BERLUSCONI IN ATTESA DELL’AUTOPSIA



MILANO. "Non farla vedere a nessuno". È un appunto scritto a mano che compare sul fascicolo dell'obitorio di Milano dove il corpo di Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo Ruby, è stato trasferito nel pomeriggio del primo marzo dall'Humanitas, la clinica alle porte di Milano dove qualche ora prima è morta. La frase apposta da uno degli addetti del Comune riporta l'ordine della Procura di Milano, che indaga per omicidio volontario, di non fare avvicinare nessuno, nemmeno amici e parenti, al cadavere della modella di 34 anni di origini marocchine da oltre due settimane 'blindato' in attesa dell'autopsia. Autopsia che dovrebbe essere effettuata nei prossimi giorni, sembra dopodomani, anche se una data certa non è ancora stata indicata. Anche perché si starebbe aspettando l'arrivo degli esiti definitivi di un test su campioni biologici, sul quale inquirenti e investigatori mantengono il riserbo, per rilevare l'eventuale presenza di elementi radioattivi compatibili, secondo gli esperti, con il quadro clinico legato al decesso della giovane. Il Centro Maugeri di Pavia, a cui l'Humanitas, dopo che Fadil aveva manifestato il timore di essere stata avvelenata, ha chiesto analisi specifiche, ha individuato la presenza in dosi ridotte di 4 metalli, tra cui il cobalto. Ma non avendo né competenze né le attrezzature, non ha misurato la radioattività. Ed è per questo che al quarto piano del palazzo di Giustizia fanno sapere che, per una questione di sicurezza, durante l'esame autoptico, i prelievi (si comincerà con i campioni di un rene, organo ritenuto una 'spugna'), i carotaggi e quant'altro "verranno fatti con tutte le cautele possibili" proprio per evitare qualsiasi rischio di una eventuale contaminazione. Intanto, oggi il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio, che coordinano l'inchiesta condotta dalla Squadra Mobile, proseguiranno con l'attività istruttoria. La loro agenda è fitta, molte saranno le persone convocate come testimoni: i medici, gli infermieri e il personale della clinica di Rozzano dove Imane Fadil è morta - ci sono da chiarire anche le versioni discordanti tra Procura e ospedale sui tempi di comunicazione del decesso -, e poi, parenti, amici e anche alcune delle ragazze che sono state ospiti ad Arcore o personaggi che la giovane ha citato nei suoi verbali e che sono già stati citati in aula durante i processi con al centro le feste hot nella residenza milanese di Silvio Berlusconi. La modella, risultata negativa agli esami sulla leptospirosi e sui veleni 'comuni compreso l'arsenico, è morta dopo un mese di agonia in seguito a una grave patologia del midollo osseo e un decadimento progressivo degli organi, sintomi che fanno ipotizzare un avvelenamento. Dopo esami e accertamenti inoltre sarebbero stati esclusi dalle cause del decesso anche il tumore e il lupus, una malattia cronica autoimmune che può colpire diversi organi. Ma tanti restano i punti oscuri della vicenda. Ora si confida che un primo nodo, quello se sia stata 'uccisa' da qualche sostanza radioattiva o meno o da una malattia 'fulminante', possa essere sciolto dall'autopsia.

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