“False le tue accuse al Papa”
- Redazione

- 8 ott 2018
- Tempo di lettura: 3 min

LETTERA DEL PREFETTO DEI VESCOVI OUELLET A VIGANÒ: ILLAZIONI BLASFEME
CITTA’ DEL VATICANO. Accuse “false” contro il Papa, affermazioni “blasfeme”, “montatura politica”. E’ durissima la reazione del cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto vaticano per i Vescovi, al ‘memoriale’ dell’ex nunzio negli Stati Uniti mons. Carlo Maria Viganò, che il 26 agosto scorso, chiedendo le dimissioni del Papa, ha accusato Francesco e la Curia Romana di aver ignorato le informazioni sugli abusi omosessuali in serie su seminaristi dell’ex cardinale di Washington Theodore McCarrick e di aver di fatto annullato una ‘sanzione’ di vita riservata inflittagli da papa Benedetto XVI. Dopo il neutro “comunicato” vaticano di sabato, ieri in una lunga lettera aperta “sulle recenti accuse alla Santa Sede”, Ouellet - chiamato anche lui in causa nel ‘dossier’Viganò - risponde punto per punto ai rilievi dell’ex nunzio e rilancia pesanti accuse verso di lui. Il prefetto dei vescovi definisce “incomprensibile ed estremamente riprovevole” la posizione di Viganò, e fa immediato riferimento all’udienza del neo-eletto Bergoglio ai nunzi del 23 giugno 2013, quella in cui l’allora rappresentante negli Usa dice di averlo informato sui misfatti gay di McCarrick. “Immagino l’enorme quantità di informazioni verbali e scritte che egli ha dovuto raccogliere in quell’occasione su molte persone e situazioni - afferma Ouellet -. Dubito fortemente che McCarrick l’abbia interessato al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico”. E anche se “l’ex-cardinale, andato in pensione nel maggio 2006, era stato fortemente esortato a non viaggiare e a non comparire in pubblico, al fine di non provocare altre dicerie a suo riguardo”, “è falso presentare le misure prese nei suoi confronti come ‘sanzioni’ decretate da Papa Benedetto XVI e annullate da Papa Francesco”. Infatti, in archivio “non vi sono documenti a questo riguardo firmati dall’uno o dall’altro Papa”, né alcuna nota del predecessore di Ouellet, card. Giovanni Battista Re, che obbligasse McCarrick “al silenzio e alla vita privata, con il rigore di pene canoniche”. E questo perché “non si disponeva allora, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua presunta colpevolezza”. Il capo-dicastero si chiede piuttosto come sia stato possibile che Giovanni Paolo II abbia promosso McCarrick fino a cardinale di Washington: “Io stesso ne sono assai stupito e riconosco dei difetti nel procedimento di selezione che è stato condotto nel suo caso”, osserva. Ma “le decisioni prese dal Sommo Pontefice poggiano sulle informazioni di cui si dispone in quel preciso momento e che costituiscono l’oggetto di un giudizio prudenziale che non è infallibile”. Ouellet confuta anche il potere pervasivo di una ‘lobby gay’ nelle sacre stanze, idea cara a Viganò: “Il fatto che vi possano essere in Vaticano persone che praticano e sostengono comportamenti contrari ai valori del Vangelo in materia di ses- sualità, non ci autorizza a generalizzare e a dichiarare indegno e complice questo o quello e persino lo stesso Santo Padre”. E avverte: “Non occorre innanzitutto che i ministri della verità si guardino dalla calunnia e dalla diffamazione?”.
Insomma, “accusare Papa Francesco di aver coperto con piena cognizione di causa questo presunto predatore sessua- le e di essere quindi complice della corru- zione che dilaga nella Chiesa, al punto di ritenerlo indegno di continuare la sua ri- forma come primo pastore della Chiesa, mi risulta incredibile ed inverosimile da tutti i punti di vista”. Una “accusa mostruosa che non sta in piedi”, dice Ouellet, non avendo avuto Francesco niente a che fare con le promozioni di Mc Carrick e avendo- lo anzi destituito da cardinale “quando si è resa evidente un’accusa credibile di abu- so sui minori”.
E qui un affondo durissimo: “Leggere come concludi il tuo ultimo messaggio, apparentemente molto spirituale, prenden- doti gioco e gettando un dubbio sulla sua fede, mi è sembrato davvero troppo sarca- stico, persino blasfemo! Ciò non può ve- nire dallo Spirito di Dio”.
Il porporato canadese sostiene di capi- re “le amarezze e le delusioni” vissute da Viganò, ma lo richiama a desistere dalla sua “ribellione aperta e scandalosa”, che “infligge una ferita molto dolorosa” alla Chiesa; lo invita a “uscire dalla clandesti- nità”, a “pentirsi della sua rivolta”, del suo “attacco ingiusto e ingiustificato” al Papa, di cui esalta “l’integrità personale”, la “con- sacrazione alla missione”, il “carisma pro- fetico per la Chiesa e per il mondo”. Quella di Viganò non è altro che “una montatura politica priva di un reale fondamento”
















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