Ficalora, l’orgoglio della NYCB
- Redazione

- 29 apr 2019
- Tempo di lettura: 5 min
di Domenico Delli Carpini
COLLOQUIO CON IL PRESIDENTE E CEO DI UNA DELLE ISTITUZIONI BANCARIE PIÙ IMPORTANTI DEGLI USA

HICKSVILLE (Long Island). La scrivania di Joseph Ficalora, presidente e amministra- tore delegato (Ceo) della New York Commu- nity Bancorp, Inc. la prestigiosa istituzione bancaria con sede a Hicksville, Long Island e filiali in diversi Stati tra cui New York, New Jersey, Ohio, Florida e Arizona, è intatta e in un ordine perfetto. Quasi troppo sobrio.
Ma non illuda la semplicità. Dietro quel- la scrivania siede uno dei personaggi più noti della dottrina economica bancaria negli Stati Uniti, sicuramente un protagonista tra i più dominanti e influenti degli ultimi decenni. Non a caso infatti nella galleria fotografica, modesta ma di grande significa- to, Ficalora è ritratto con gli “Who’s Who” della finanza mondiale, dall’ex capo della Fed Ben Bernanke all’attuale Jerome Powell, da Paul Volker all’ex capo dell’Fbi James Comey. Le sue affiliazioni sono tali e tante che Bloomberg gli ha decidato una pagina a parte: direttore della Federal Home Loan Bank di New York dal 1 gennaio 2018; mem- bro dell’American Bankers Council del- l’American Bankers Association, direttore della New York Bankers Association e Chair- man della Divisione Metropolitana; membro del Boards of Directors del Pentegra Retirement Trust and Peter B. Cannell & Co., Inc. e del Board of Directors della camera di Commercio di Queens dal 1990. Poi ancora membro del Board of Trustees della New York Hall of Science, del Board of Trustees del Museum del Moving Image e dell’Advisory Council del Queens Museum of Art. Ex vice Chairman della Federal Home Loan Bank di New York, del Board of Directors dell’American Bankers Association, del Thrift Institutions Advisory Council, del consiglio della Federal Reserve Board di Washington e della Federal Reserve Bank of New York Thrift Institutions Advisory Panel.
Il riconoscimento più ambito è arrivato nel 2018 quando è stato festeggiato come “Uomo dell’Anno” e Honorary Chairman dell’Associazione Culturale Italiana di New York dal presidente Tony Di Piazza durante il decimo anniversario di gala della prestigiosa organizzazione italoamericana presso il Russo’s on The Bay.
Da sempre lontano dai riflettori della ‘sua’ comunità, questa straordinaria testimonian- za ha avuto il merito di riaffermare la sua matrice e le sue tradizioni familiari, quelle che presenti e radicate nel suo dna gli ave- vano consentito, forse incosciamente, di impostare una politica economica tipica delle sue radici italiane; nonostante lui non si fosse mai posizionato nè tantomeno identifica- to come tale nella sua lunga e illustre carrie- ra bancaria (nessuno mi ha mai contattato prima e poi non parlo l’italiano). Eterodosso o ortodosso? Semplicemente e modesta- mente unico all’interno del suo mondo, sia quello accademico come quello finanziario dove negli anni, 45 per essere esatti - ha maturato, con grande talento e successo, le sue modalità d’agire e il suo credo etico.
Seppur disgiunta dal suo mondo (in casa nessuno parlava italiano, solo quando non volevano farsi capire), la formazione chiaramente “di casa” si intuisce subito e non solo nelle parole.
“La storia della mia famiglia - afferma Ficalora - è un po’ la storia di tutti gli emi- grati arrivati negli Stati Uniti agli inizi del secolo scorso. Tanti sacrifici e tanto lavoro per dare un futuro migliore ai loro figli. Mio padre, la cui famiglia era originaria di Castellamare del Golfo, è nato nella Lower East Side, mia madre, arrivata a New York all’età di tre anni e cresciuta nella zona di Washin- gton Heights, è invece nata a Catania, alle falde dell’Etna”. Ma la sua «siciliana-italia- nità» finisce qua, nonostante - fa notare -‘io sia cresciuto in un quartiere, quello di Corona nel Queens - tipicamente italiano’. Ficalora inizia da giovane a sentire la voca- zione della Finanza, quella con la F maisoucola. Dopo aver ottenuto il diploma dalla Elmhurst H.S. frequenta il Queensborough College e in seguito l’American Institute of Banking, poi continua gli studi presso la Pace University dove consegue la laurea in ‘Business e Finance’. Attualmente fa parte del consiglio dell’università.
“Ho scelto la finanza - dice Ficalora - perché mi piace interloquire e dialogare con il pubblico e spiegare come funzionano i meccanismi bancari. Sin dal mio inizio come cassiere ho avuto la sensazione e soprat- tutto la convinzione che quello fosse il mio mondo”. Oggi, dopo 45 anni dietro quella famosa scrivania e con un bagaglio di esperienza che sconfina nella pas- sione più genuina, l’impegno è sempre lo stesso e forse ancora più rilevante di prima. E le cifre, quel- le che veramente conta- no nel mondo delle ban- che, parlano chiaro.
“Quando ho iniziato (nel 1965) - afferma con orgoglio il presidente e Ceo della NYCB dal 1993 - il giro d’affari e quindi la valutazione di questo isti- tuto bancario si aggirava sui $448 milioni, oggi il valore invece è $52 miliardi. Inoltre il nostro titolo, prima trattato sul Nasdaq e poi sul NYSE, ha avuto negli anni una rivalutazione di mercato esponenzia- le con nove frazionamenti azionari (split). Una crescita inarrestabile frenata solo dalla ‘Dodd- Frank’ del 2010 (che proibisce alle banche di fare certi investimenti utilizzando i loro conti in cassa), una legge che io credo sia superata e quindi dovrebbe essere rivista per consentire a istituti sani come il nostro di acquisire altre banche e incentivare investimenti e i prestiti”.
Un discorso economico-finanziario che non fa una grinza, soprattutto alla luce dei recenti dati dell’economia americana che non si ferma nonostante la Fed a dicembre abbia tentato di allentarne la crescita con l’aumento dei tassi d’interesse. “Io credo che la decisione della Fed - ribadisce Ficalora - sia stata affrettata e un errore, fortunatamente corretto da Powell. Ma alzare per poi abbassare i tassi fa parte di un disegno ben preciso della Fed”. Dall’esplosività del mercato ameri- cano ai problemi del’economia (e della politica) italiana il passo è breve. In questi ultimi tempi, quando si susseguono molti articoli sulle politiche del governo gialloverde con l’attenzione concentrata non tanto sugli aspetti di co- stume quanto sulla sostanza del debito, l’opinione diffusa è che la crisi finanzia- ria in atto possa compromettere sia il futuro sia dell’Italia come quello dell’Europa.
“Non sono un esperto particolarmente indicato per dare un giudizio (o consigli) sui rimedi correttivi, ma io credo che lo stato di ‘recessione perma- nente’ in corso in Italia (ma anche in altri Paesi come la Grecia, la Spagna e la Francia), con il debito che eccede il tetto dei parametri Ue è sicuramente un pericolo non solo per l’economia italiana, ma per tutte le economie occidentali, inclusa quella americana”. “Gli Stati Uniti stanno attraversando un ciclo di crescita senza precedenti - conclude poi Ficalora - ed è probabile (anche se normale) che questo ciclo possa nel futuro invertire la sua rotta. L’area euro, con l’eccezione forse della Germania, è già in una fase di decelerazione anche se il presi- dente Draghi sta facendo un ottimo lavoro. Ma se il Pil dell’Ue dovesse continuare in una flessione negativa le conseguenze per alcuni Paesi e per l’Italia in particolare (più esposta degli altri nella zona Ue a causa dell’eccezionalità del debito pubblico), sa- rebbero imprevedibili, forse disatrose per il semplice motivo che un ciclo di discesa costante svaluterebbe tutte le risorse e per l’Italia la vulnerabilità reale sarebbe superiore a quella percepita”. I televisori sulla scrivania intanto raccontano il quadro economico degli Usa caratte- rizzato da una screscita non solo favorevo- le ma addirittura straordinaria. All’aumento eccezionale del Pil nel primo trimestre 2019 si aggiungono - dicono i maggiori network - le condizioni estremamente favorevoli del- l’occupazione che affiancati dai segnali po- sitivi provenienti dagli indicatori congiun- turali più recenti, fanno degli Usa la prima economia al mondo. Il trend positivo e le prospettive di una situazione economica fu- tura in linea con quelle che sono le indica- zioni provenienti da Washington, mettono il sorriso sul volto di Ficalora. Che ora tran- quillo, seduto alla sua scrivania, pianifica la prossima mossa. Come sempre vincente.

















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