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Fillon nella bufera: non mollo

  • 2 mar 2017
  • Tempo di lettura: 3 min


VERSO L’ELISEO/IL CANDIDATO ALLE PRESIDENZIALI CONVOCATO DAI GIUDICI ATTACCA I MAGISTRATI

PARIGI. A due mesi dalle elezioni presidenziali, la destra repubblicana rischia di volare in frantumi. Per Francois Fillon si mette malissimo. Ormai è certo. L'ex candidato forte dei Républicains travolto dal Penelopegate, l'accusa di impieghi fittizi alla famiglia, dovrà comparire davanti ai giudici in vista di un'iscrizione nel registro degli indagati per il 15 marzo, e lo stesso vale per la moglie Penelope. Ma lui va avanti lo stesso. Smentite le voci sul ricorso a un eventuale 'candidato di emergenza’, il cosiddetto 'piano B' per salvare il salvabile, Fillon non molla. "Non cederò, non mi arrenderò, non mi ritirerò, andrò fino in fondo perché al di là della mia persona oggi è sfidata la democrazia", ha detto in una drammatica conferenza stampa convo-ata d'urgenza a Parigi dopo aver rinviato la partecipazione al Salone dell'Agricoltura, evento 'sacrò per ogni candidato all'Eliseo. In giacca e cravatta, con il tricolore e la bandiera europea sullo sfondo, il leader azzoppato della Destra si è poi appellato al "popolo francese", dicendosi vittima di un "assassinio politico" che colpisce l'intera "elezione presidenziale". Ha poi denunciato una violazione "dello stato di diritto" da parte della magistratura, colpevole di voler compromettere la sua corsa convocandolo a pocopiù di un mese dal primo turno delle presidenziali e ad appena due giorni dal termine ultimo per la definitiva conferma delle candidature. Un intervento dai toni durissimi, che ha indotto lo stesso presidente Francois Hollande a scendere in campo per difendere i giudici. "In quanto garante dell'indipendenza dell'autorità giudiziaria, tengo a sollevarmi solennemente contro qualsiasi tentativo di mettere in dubbio i magistrati". La nuova bordata di Fillon contro giudici (e media) ha suscitato indignazione anche tra tanti compagni di partito. Il responsabile affari europei della sua campagna presidenziale, Bruno Le Maire, ha immediatamente rassegnato le dimissioni ricordando che il 26 gennaio scorso Fillon stesso si impegnò a ritirare la candidatura nel caso di incriminazione, salvo poi cambiare idea. "Credo al rispetto della parola data. È indispensabile alla credibilità della politica". Mentre gli alleati centristi dell'Udi hanno 'sospesò il loro sostegno al candidato della Destra in attesa di decidere se confermarlo o meno nei prossimi giorni e su Twitter alcuni commentatori lo definiscono un "Berlusconi arrivato tardi". "Tre settimane fa essere incriminato voleva dire ritirarsi dalla campagna, ora non più", tuona il numero 2 del Front National, Florian Philippot, definendo la situazione "paradossale". E ancora: "Fil- lon ha sottolineato che la data della sua convocazione, il 15 marzo - 2 giorni prima che vengano depositate in modo definitivo le 500mila firme necessarie per candidarsi - dimostra che si cerca di eliminarlo dalla corsa. Tutto questo serve ad aiutare il candidato dell'hollandismo, il figlio designato da Hollande, cioè il signor Macron, l'hanno capito tutti". Dopo la rinuncia dell'attuale presidente a ricandidarsi per un secondo mandato e la sconfitta di Manuel Valls alle primarie socialiste - con la vittoria del candidato del 'reddito di cittadinanzà Benoit Hamon - Macron sembra oggi l'unico in grado di fermare l'avanzata anti-euro di Marine Le Pen. Secondo un ultimo sondaggio realizzato da OpinionWay, lo scarto tra i due si sta riducendo. La leader del Front National guida la corsa, con il 25% delle intenzioni di voto, appena un punto davanti allo sfidante indipendente del Movimento En Marche (24%). Al ballottaggio del 7 maggio, sempre secondo lo stesso studio, Macron conquisterebbe ampiamente la vittoria, stracciando con il 63% Le Pen, ferma al 37%. Il giovane candidato 'liberal' ha detto che a Fillon sembra essere "saltati i nervi": ha "perso il senso della realtà". Intanto, domenica sarà organizzata una manifestazione di sostegno a Fillon sulla Place du Trocadéro. L'iniziativa do- vrebbe chiamarsi 'grande raduno popolare’ e potrebbe mobilitare centinaia di migliaia di simpatizzanti della destra, almeno secondo la speranza degli organizzatori.


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