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“Fine nucleare o sanzioni”


COREA DEL NORD/TRUMP PRONTO A PATTI CHIARI CON IL LEADER KIM JONG-UN


NEW YORK. "Serviranno passi chiari e irreversibili che pongano fine al pro- gramma nucleare della Corea del Nord": questo Donald Trump chiederà a Kim Jong un quando se lo troverà di fronte nello storico faccia a faccia il 12 giugno a Singapore.

E solo se Pyongyang intraprenderà tali passi - è il monito del segretario alla difesa Usa James Mattis - si potrà cominciare a parlare di ritiro delle sanzioni. Ma fino ad allora la pressione sul regime nordcoreano resterà altissima. Il numero uno del Pentagono interviene proprio da Singapore, nel corso del meeting annuale organizzato dall'International Institute for Strategic Studies.

E le sue parole sono improntate alla prudenza. Vede eccessivo entusiasmo per l'imminente storico vertice. Un entusiasmo che in alcuni momenti ha preso la mano persino di un Donald Trump che - racconta chi sta accanto al presidente - freme dal desiderio di consegnarsi alla storia. Ma la storia insegna che più di una volta nel tormentato rapporto con Pyongyang le aspettative sono andate tradite.

Per questo Mattis parla di "strada irta di ostacoli", anche se dopo il summit Trump-Kim dovessero davvero aprirsi dei negoziati per la denuclearizzazione. Raggiungere un accordo, e soprattutto verificarne la completa attuazione non sarà per nulla facile. Il percorso andrà costruito con pazienza e senza trascurare alcun dettaglio, e probabilmente ci vorranno mesi.

Ecco perché per il capo del Pentagono ipotizzare una fine immediata dell'isolamento della Corea del Nord, duramente sanzionata nel corso degli anni dalla comunità internazionale, è prema- turo: "Continueremo ad attuare le riso- luzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e - aggiunge - a mantenere un forte atteggiamento difensivo, anche per consentire ai nostri diplomatici di negoziare da una solida posizione di forza in questo momento delicato".

Una posizione condivisa anche dai ministri della difesa giapponese e sudcoreano che Mattis ha incontrato nelle

“Fine nucleare o sanzioni” ultime ore sempre a Singapore. Intanto a movimentare ulteriormente la situazione ci ha pensato il presidente siriano Bashar al Assad, che ha detto di essere pronto a partire per Pyongyang per incontrare Kim.

Assad potrebbe quindi essere il pri- mo leader straniero ad essere ricevuto da Kim nella capitale nordcoreana.

Un incontro tra i due dittatori, come lo hanno definito molti media Usa, se confermato rischia di creare non poco imbarazzo a dieci giorni dal summit tra Kim e Trump.

La Corea del Nord e la Siria, infatti, nel tempo hanno sempre mantenuto buone relazioni, con gli osservatori delle Nazioni Unite che hanno ripetutamente accusato Pyongyang di cooperare con Damasco sul fronte dell'uso di armi chimiche. Una circostanza che il regime di Kim ha sempre negato.


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