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Finisce in casa la latitanza dello zingaro: arrestato Abruzzese

  • 19 ago 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


‘NDRANGHETA/Cassano allo Jonio, maxi-operazione nella Sibaritid

OSENZA. Era irreperibile dal 2015, ma gli investigatori della polizia non hanno smesso un attimo di dargli la caccia e quando, dopo anni trascorsi in Germania dove continuava a essere punto di riferimento e di contatto nel traffico di stupefacenti proveniente negli hub portuali del Nord Europa e destinati alla Calabria, è rientrato in Italia lo hanno bloccato. La latitanza di Luigi Abbruzzese, di 29 anni, è terminata in un villetta di alcuni suoi familiari alla periferia di Cassano Ionio, in quello che viene definito il "fortino" del clan degli "zingari", di cui era il capo predestinato, egemone nell'area della Sibaritide. Un arresto salutato con soddisfazione dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Orgoglioso delle nostre Forze dell'Ordine - il suo commento - sono sicuro che insieme a loro cacceremo i mafiosi paese per paese". La polizia ne seguiva le tracce da anni, e avuta la certezza che si trovava nella villetta, 50 agenti delle squadre mobile di Cosenza e Catanzaro e dello Sco, con il supporto della Polizia scientifica, all'alba hanno fatto irruzione. In casa c'erano due pistole, ma il latitante non ha fatto in tempo ad accennare una reazione e si è subito arresto. Insieme a lui sono stati arrestati gli zii della compagna con l'accusa di favoreggiamento. Abbruzzese, il cui nome era inserito nell'elenco dei latitanti più pericolosi, è figlio di Francesco detto "Dentuzzo", ritenuto fondatore e dirigente dell'omonimo clan, attualmente detenuto in regime di 41 bis per condanne definitive all'ergastolo per omicidio. E per gli investigatori era il predestinato ad essere il capo della cosca. "Malgrado l'età - è stato il commento del capo della Dda catanzarese Nicola Gratteri - Abbruzzese ha dimostrato di avere lo spessore criminale per poter essere un capo, per tenere la rete e dominare il territorio. Per noi è stato un sollievo arrestarlo e ora aspettiamo che la gente, soprattutto i commercianti, credano di più in noi e vengano a denunciare, perché adesso siamo organizzati e ben strutturati". L'uomo era ricercato dal febbraio 2015 quando sfuggi alla cattura nell'ambito dell'operazione contro il narcotraffico nell'ambito della quale è stato condannato a 20 anni in appello. Nei suoi confronti era stato emesso poi, nel 2016, un altro provvedimento restrittivo in un'indagine della Dda di Catanzaro per traffico internazionale di stupefacenti. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno ricostruito la fitta rete di fiancheggiatori appartenenti al nucleo familiare che ne hanno assicurato gli spostamenti, garantendone il sostegno logistico e gli approvvigionamenti. Nella villetta è stata trovata anche un'ingente somma di denaro ed un documento di identità falso con il quale, secondo gli investigatori, con ogni probabilità, l'uomo si sarebbe rifugiato nuovamente in Germania per continuare a gestire i suoi traffici


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