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Finita l’era di Domenico Giani

VATILEAKS/PAPA FRANCESCO ACCETTA LE DIMISSIONI DEL CAPO DELLA GENDARMERIA

di Fausto Gasparroni


CITTA’DEL VATICANO. Finisce l’era di Domenico Giani alla Gendarmeria Vaticana. L’uomo che per vent’anni è stato al servizio di tre Pontefici, nel Corpo degli “angeli custodi” del successore di Pietro, di cui era diventato comandante fin dal 2006, ha rassegnato le sue dimissioni nelle mani di papa Francesco, che le ha accolte. Giani, aretino di 57 anni, un passato alla Guardia di Finanza e nel Sisde, paga per la vicenda della pubblicazione sulla stampa, in particolare sull’Espresso, della “disposizione di servizio” corredata di foto se- gnaletiche con cui all’inizio di ottobre sono stati sospesi dal loro incarico cinque funzionari vaticani: si trattava del capo dell’Ufficio Informazione e Documentazione mons. Mauro Carlino, del direttore dell’Autorità anti-riciclaggio (Aif) Tommaso Di Ruzza e di tre addetti laici della Segreteria di Stato, interessati dagli accertamenti, con prelievi di documenti e pc nei rispettivi uffici, su operazioni finanziarie della Segreteria, in particolare l’acquisto di un im- mobile da 200 milioni di euro nel centro di Londra. L’uscita sui media dell’avviso firmato da Giani a uso interno delle forze di sicurezza vaticane (Gendarmi e Guardie Svizzere), o meglio la sua “illecita diffusione”, ha fortemente irritato il Papa, che ha fatto aprire un’indagine sull’accaduto, bollandone la “gravità” come “paragonabile ad un peccato mortale, poiché lesivo della dignità delle persone e del principio della presunzione di innocenza”. A quel punto il futuro del comandante della Gendarmeria è sembrato definitivamente segnato.

“Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini” e “non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio”, ha riferito ieri la Sala stampa vaticana, Giani, “pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda”, ha rimesso il proprio mandato missioni”, Francesco “si è intrattenuto a lungo” con Giani e gli ha espresso “il proprio apprezzamento per questo gesto, riconoscendo in esso un’espressione di libertà e di sensibilità istituzionale, che torna ad onore della persona e del servizio prestato con umiltà e discrezione al Ministero Petrino e alla Santa Sede”. Ha voluto anche “ricordare anche la sua ventennale, indiscussa, fedeltà e lealtà” e ha sottolineato come il capo della Gendarmeria “abbia saputo costruire e garantire intorno al Pontefice un clima costante di naturalezza e sicurezza”. Giani, insomma, paga per la “responsabilità oggettiva” di quanto accaduto, che si assume e che “solo un comandante può senti re, come lui stesso dice in un’ampia intervista ai media vaticani in cui spiega di vi- vere “questo momento difficile con la serenità interiore che, chi mi conosce, sa che ha contraddistinto il mio stile di vita”. E a proposito della fuga del documento - che ricorda i noti casi ‘Vatileaks’ su cui lo stesso Giani ha indagato - spiega di aver “provato vergogna per quanto accaduto e per la sofferenza arrecata a queste persone”. La scelta delle dimissioni, quindi, anche “per non ledere in alcun modo l’immagine e l’attività del Santo Padre”. Ancora non si sa se c’è pronto un altro incarico per Giani fuori dal Vaticano, né chi sarà il suo successore, anche se si parla del vice Gianluca Gauzzi Broccoletti, altro detective sui passati Vatileaks. Certo è che Giani aveva più di un “nemico” in Vaticano, e tra chi ha voluto il suo avvicendamento ci potrebbe essere anche uno stretto collaboratore del Papa, membro del ‘C6’, come il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato. All’attivo di Giani resta sicuramente l’aver garantito la sicurezza del Pontefice in momenti in cui si è sentita forte la minaccia terroristica e l’aver potenziato e modernizzato il dispositivo di sicurezza vaticano con sistemi prima di lui inediti, anche seguendo le evoluzioni tecnologiche più avanzate. Con un Papa come Francesco che, tra l’altro, ha voluto fare viaggi, sempre riusciti al meglio, in scenari anche di tensione, o persino di guerra come il Centrafrica.

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