Folla pazza per Camilleri
- Redazione

- 11 dic 2017
- Tempo di lettura: 2 min
ROMA/LO SCRITTORE SICILIANO CHIUDE LA RASSEGNA “PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI”

ROMA. Non si ferma Andrea Camilleri. A 92 anni arriva a “Più libri più liberi” a Roma, alla Nuvola di Fuksas, dove una folla di lettori e di fan lo aspetta e raccon- ta: “Sono cieco, ma perdendo la vista tut- ti gli altri sensi si riacutizzano, vanno in soccorso. La memoria è diventata più for- te, ricordo più cose di prima con molta lucidità e scrivo sempre”. “E’ vero -aggiunge - scrivo con un po’ più di lentezza per la felicità di tutti quelli che dicono ‘Ca- milleri scrive troppo’. Ma qual è poi la misura?”. Per continuare a farlo si è in- ventato “un teatrino visi- vo mentale che lo aiuta a tenere in mente quello che ha appena dettato” spie- ga l’autore di Montalbano di cui è appena arrivato in libreria ‘Un mese con Montalbano’, riedizione Sellerio che si è ripresa il titolo Mondadori e ‘La rete di protezione’ (Sellerio), “il primo roman-zo da cieco” spiega lo scrittore. In un lungo dialogo con Marino Sini- baldi, che ha chiuso questa edizione dei record, molti non sono riusciti ad entrare nella Sala Nuvola per ascoltarlo e non sono mancate le proteste. Con grande generosità l’autore di Montalbano ha raccontato i suoi esordi e il work in progress che è stata la sua scrittura. “Se ho pubblicato da vecchio non stata colpa mia, ma degli editori. Nel ’68 avevo finito di scrivere il mio primo ro- manzo e ho cominciato a mandarlo a tutti gli editori e non ce ne è stato uno che non lo abbia rifiutato, alcuni motivando- lo. Tutta la storia è durata 10 anni. Ecco perché ho cominciato tardi. Non lo ave- vo mandato a Sellerio perché allora non esisteva”, ha spiegato.A Elvira Sellerio, che sarebbe diventata sua amica, aveva dato però quello che dovrebbe essere il suo ultimo Mon- talbano, scritto a 80 anni.“Lei lo mise in un cassetto della casa editrice e da qui è nata la leggenda che fosse in cassaforte. Ora lo ho rivisto, si chiama Riccardino” racconta. Camilleri ri- percorre anche le contestazioni iniziali alla sua lingua, un mix di dialetto e italiano, ilvigatese, e la definisce un work in pro- gress. “L’italiano mi diventava generico, le sfumature mi mancavano. E allora ho usato una specie di shaker e, a poco a poco, ho cercato ambiziosamente di cre- are una terza lingua che fosse tutta mia e il risultato di questa commistione. Per noi siciliani l’italiano è rimasto un atto nota- rile” dice tra gli applausi. E questa lingua ha ricevuto “la comprensione di milioni di lettori.E’ successo questo miracolo” dice e alla fine dell’incontro si alza e saluta con la mano il suo grande, affezionato pub blico.
















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