“Francesco messaggero di pace”
- Redazione

- 24 giu 2016
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CITTA’ DEL VATICANO. Una nazione tormentata come poche altre nel corso della sua storia, vittima un secolo fa di uno sterminio di massa la cui memoria è tuttora al centro di aspre controversie a livello internazionale, e la cui collocazione tra Oriente e Occidente, nazione cristiana circondata da ‘potenze’ musulmane come Turchia, Iran, lo stesso Azerbaigian, ne fa una pietra d’angolo in un’area attraversata ancora oggi da forti tensioni.
L’Armenia, dove papa Francesco si reca oggi nel suo 14/mo viaggio internaziona- le, 22/mo Stato da lui visitato, rappresenta una meta molto attesa, quasi agognata, per l’attuale Pontefice, che in questa sua “visita al primo Paese cristiano” - in cui il cristianesimo divenne religione di Stato nel 301 d.C. -, oltre ad “abbeverarmi alle sorgenti della vostra fede, rocciosa come le vostre famose croci scolpite nella pietra”, ha detto nel videomessaggio indirizzato al popolo armeno, si presenta come “messaggero di pace” per sostenere “ogni sforzo” “sulla via della pace” e “della riconciliazione”.
Quella di Francesco nella piccola Re- pubblica ex-sovietica del Caucaso, 15 anni dopo Giovanni Paolo II che vi arrivò nel settembre 2001 dopo la tappa in Kazakhstan, è una visita dalla forte impronta ecumenica, per stringere ancora più l’amicizia già solida con la Chiesa apostolica armena (separata dalla cattolica solo dal non riconoscimento del “primato petrino”) il cui patriarca supremo e catholicos Karekin II lo ospiterà per i tre giorni del viaggio nel suo quartier genera- le a Etchmiadzin, a pochi chilometri dalla capitale Erevan.
Obiettivo del Papa anche mostrare vicinanza alla piccola Chiesa cattolica armena, per la quale celebrerà messa nella sede episcopale di Gyumri, nel nord del Paese. Ma il viaggio ha anche un rilevante
peso politico, in una nazione di cui prosegue con nuove ondate di scontri il conflitto per l’enclave armena del Nagorno- Karabakh nel territorio del vicino Azerbaigian, Paese dove il Papa ha dovuto rinunciare a recarsi ora, ripiegando in una seconda tappa del viaggio in Caucaso nel prossimo settembre, in accoppiata con
la Georgia. Inoltre, sempre a causa di questo conflitto, resta chiusa la frontiera tra Armenia e Turchia, anche se attraversata sottobanco da uomini e merci. Si attendono molti segnali di distensione, molti inviti alla riconciliazione e alla pace, nei cinque di- scorsi che il Papa pronuncerà in tre giornidi visita, come pure nei colloqui del primo giorno col presidente Serzh Sargsyan e nell’incontro con le autorità civili e diplomatiche. Ma fondamentali, come sempre con papa Francesco, saranno anche i gesti, come l’incontro e la preghiera per la pace di sabato pomeriggio nella piazza della re- pubblica a Erevan, davanti a 50 mila per- sone. O come, domenica pomeriggio prima di ripartire per Roma, la liberazione di due colombe di pace, insieme a Karekin, affacciati verso il biblico Monte Ararat, proprio in direzione del turco turca, dal monastero di Khor Virap, dove nel questo secolo fu tenuto prigioniero San Gregorio l’Illuminatore, fondatore della Chiesa apostolica armena. Al centro del viaggio, attestazione di vicinanza a un popolo di “martiri”, ci sarà anche il ricordo del genocidio, il massacro di un milione e mezzo di armeni perpetrato un secolo fa dai “giovani turchi” dell’Im- pero ottomano. La parola ‘genocidio’ è tuttora contestata senza tregua dalla Turchia, che l’anno scorso sollevò una seria crisi diplomatica con la Santa Sede proprio per il suo uso da parte del Papa du- rante le celebrazioni per il centenario in San Pietro, alla presenza sia di Karekin II che dello stesso presidente Sargsyan. Cosa ci si deve aspettare ora da que- sto viaggio? La visita del Papa in Armenia “è già in sé un atto di omaggio al Paese di antica tradizione cristiana, e questo gesto porta la speranza che ci sia la solidarietà del mondo per la sofferenza immane di un popolo che ha patito tanto”, ha risposto ieri sera all’Ansa l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana, ricordando anche che Francesco “si recherà al Memoriale, dove pregherà per commemorare lo sterminato nu- mero di vittime del 1915”. “E’ un messaggio chiaro al mondo di oggi - ha aggiunto mons. Becciu - perché non volti la faccia davanti alle tragedie che succedono”.
















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