FrontNational,lascia il«delfino»
- Redazione

- 22 set 2017
- Tempo di lettura: 3 min

FRANCIA/DOPO LA DOPPIA SCONFITTA ELETTORALE MARION LE PEN PERDE ANCHE PHILIPPOT
PARIGI. Prima le faide familiari e la rottura con il padre Jean-Marie e la nipote Marion, adesso il divorzio dal suo fido numero 2 e "ideologo" del Front National, Florian Philippot: per Marine Le Pen sembra non esserci tregua. E il partito, dopo le due tremende batoste elettorali di primavera, sembra una nave in perenne tempesta. Trentacinque anni, disinvolto, ottimi studi, gay dichiarato nonostante le resistenze nel partito, Florian Philippot ha rappresentato in questi anni l'ala "sociale" del Front National e ha dettato la linea da "ideologo" quale era stato individuato dai media. Le sue aperture e la propensione alla discussione, pur con prese di posizione nette e un carattere poco malleabile, ne avevano fatto un punto di riferimento. È inviso all'anziano Jean-Marie Le Pen, fondatore del partito che - al culmine della lite con la figlia che lo aveva cacciato dalla direzione - la accusò di essersi fatta plagiare proprio da Philip- pot. Il doppio rovescio elettorale - a maggio la sconfitta alle presidenziali di Marine Le Pen, a giugno quella alle politiche, dove il Fn non è riuscito neppure a formare un gruppo parlamentare di 15 deputati - ha fatto esplodere lo scontro con Marine che era nell'aria da tempo. Sconfitta e umiliata nel faccia a faccia in tv da Emmanuel Macron, la presidente del Front aveva espresso l'esigenza di eliminare dal programma del partito la richiesta di uscita dall'euro: un'ipotesi alla quale sono contrari due terzi dei francesi e sulla quale lei stessa si era gravemente impantanata nel dibattito in tv con Macron. Fu il primo dissidio aperto con Philippot, il quale - fermo nell'idea che l'euro sia il nemico dei popoli - pose il veto, minacciando di andarsene se il Fn avesse rinunciato alla crociata contro la moneta unica. Da quel giorno, presa dal vortice delle polemiche e con un partito che rischia di sfuggirle di mano, Marine Le Pen ha ceduto alla pressione dei "falchi". Primo fra tutti il vicepresidente e suo compagno, Louis Alliot, che oggi per primo ha esultato per l'addio di Philippot, definito "settario, arrogante e vanitoso", seguito dal sindaco di Frejus, David Rachline, che del dimissionario ha preso il posto. Proprio questa ala tradizionalista, peraltro, ha visto soltanto pochi mesi fa l'addio della figura più promettente del gruppo, la nipote Marion Marechal-Le Pen, legatissima al nonno Jean-Marie. "Prendo atto della sua decisione, per me non è una sorpresa, ma contesto la sua versione e le accuse che fa", ha commentato Marine Le Pen, che adesso dovrà preparare un congresso cominciando da zero. Nessuno deve fare "del vittimismo", ha aggiunto, sostenendo di aver fatto "tutti i tentativi possibili per riportare Philippot alla ragione". "Non mi rallegro", ha detto, ancora una volta in antitesi con il padre Jean-Marie, che ha subito esultato: "Con Philippot sparisce un motivo di debolezza, e io me ne rallegro". Del protagonista, che era stato di fatto messo alla porta con il ritiro di tutte le deleghe da vicepresidente, si ignorano le intenzioni. Nei giorni scorsi aveva capito che per lui non c'era più spazio, da quando Ma- rine gli aveva intimato di lasciare la presidenza del suo movimento "Les Patriotes" e da quando era finito nell'occhio del ciclone per il "couscous-gate", la polemica per le foto mentre mangia couscous in un ristorante di Strasburgo, "tradendo" i piatti della tradizione locale come la choucroute, e facendo imbestialire gli "ortodossi".
















Commenti