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G7, il web contro i terroristi

  • 15 ott 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

MINNITI INCONTRERÀ I VERTICI DI GOOGLE, MICROSOFT, FACEBOOK E TWITTER


ROMA. Un’alleanza strategica tra le grandi democrazie e i colossi del web percontrastareil“malwaredelterrore”, la minaccia jihadista che viaggia sempre di più sul web sotto forma di propaganda, proselitismo e addestramento.

Il tema è stato messo in primo piano dall’Italia nell’agenda della riunione dei ministri dell’Interno del G7 in programma ad Ischia giovedì e venerdì prossimi, 19 e 20 ottobre. Al tavolo, presieduto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, si siederanno così per la prima volta anche Google, Microsoft, Facebook eTwitter.

Sono anni che gli Stati cercano una difficile intesa sul contrasto al terrorismo con i grandi “players” della Silicon Valley in possesso di “big data” sensibili. Ma non sempre le diverse agende coincidono.

L’ambizionediMinnitièusciredal vertice con un impegno condiviso tra ministri ed aziende nella dichiarazione finale. Infatti, ricorda il titolare del Viminale, “il web è decisivo nel processo di radicalizzazione. Più dell’ 80% delle conversioni e delle radicalizzazioni avvengono su

internet”. Senza contare che “c’è anche la possibilità di usare il web per influenzare le nostre democrazie”.

InsiemeconiltitolaredelViminale, a Ischia saranno presenti i colleghi di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Unitid’America.

Partecipanoancheilcommissario Ue per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos,quelloperlasicurezza, Julian King e il segretario generale

dell’Interpol Jurgen Stock. Per i big dell’informatica è invece annunciata la presenza del vicepresidente degli affari europei di Microsoft, John Frank, del capo delle politiche di controterrorismo di Facebook, Brian Fishman, del capo delle politiche pubbliche e di governo di Twitter, Nick Pickles e del vicepresidente delle politiche pubbliche di Google, Nicklas Lundblad. Il secondo focus della

riunione di Ischia sarà dedicato al contrasto dei “foreign fighters” attraverso lo scambio di informazioni e le attività di depotenziamento degli estremisti.

Anche questo un tema caldo nel momento in cui al profilarsi di una sconfitta sul terreno dell’Isis, fa seguito il rischio di una diaspora dei combattenti (stimati in 25-30mila da circa cento Paesi diversi) che potrebberorientrareinPatria(nelNord Africa,maancheintantiPaesieuropei) con intenzioni ostili.

“La più grande legione straniera mai vista”, la definisce Minniti, invitando a porre la massima attenzione sul fenomeno.

Dall’Europa, secondo le stime, sono partiti circa 5mila combattenti verso i teatri di guerra di Siria ed Iraq. Dall’Italia un centinaio. Su questo fronte è decisivo il rapido scambio di informazioni tra gli apparati di sicurezza dei vari Paesi in modo da monitorareefficacementeimovimenti dei militanti del Califfato.

Anche sui “foreign fighters” si punta a metter nero su bianco gli impegni alla collaborazione tra i Sette Grandi.


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