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Gas/Nuovo scontro Mosca-Kiev

  • 6 mar 2018
  • Tempo di lettura: 3 min


Gazprom, “addio contratti”. Tensione per la sentenza di Stoccolma. Ma “al sicuro” le forniture in Europa

MOSCA. Accuse incrociate, minacce di cause miliardarie e forniture ridotte, come da tradizione. E' (l'ennesima) guerra del gas tra Russia e Ucraina mentre l'Europa osserva alla finestra, visibilmente preoccupata ma "pronta a mediare". Gazprom, infatti, ha annun- ciato di aver avviato le pratiche per la risoluzione del contratto con l'ucraina Naftogaz che gestisce il grosso del fabbisogno di gas europeo, ovvero oltre 90 miliardi di metri cubi annui. A innescare la miccia, questa volta, la sentenza della corte arbitrale di Stoccolma, che ha condannato il colosso russo al pagamento di una penale da 4,6 miliardi di dollari per non aver rispettato i termini del contratto firmato con Naftogaz nel 2009 - in vigore fino al 2019 - che prevedeva la consegna di almeno 110 miliardi di metri cubi di metano all'anno; valori che Gazprom non ha rispettato (la media è di 94 miliardi). Naftogaz, lamenta a sua volta Gazprom, non ha però rispettato la sua parte d'impegni ono- rando la clausola 'take or pay'. Un'infrazione che Stoccolma non ha sanzionato prendendo per buone le motivazioni di Kiev, ovvero il crollo dell'economia post Maidan. Mosca ha così reagito con furia, denunciando i "doppi standard" della sentenza. Come dire, o i contratti valgono per tutti o per nessuno. E dunque, per bocca dell'amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, ha confermato quanto già ventilato nei giorni scorsi, "l'inizio della procedura di scioglimento dei contratti di fornitura e di transito del gas attraverso la corte di Stoccolma". Di fatto con il tacito accordo del

Cremlino, che ieri ha sottolineato come Gazprom stia solo "tutelando i propri interessi". Kiev, con il ministro degli Esteri Pavlo Klimkin, ha a sua volta promesso battaglia se il colosso russo cercherà di farla franca. "Gazprom deve pagare subito. Noi - ha aggiunto - far mo pressioni. Non bisogna dimenticare che c'è la convenzione di New York per il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali: se la Russia non la rispetterà ci rivolgeremo ai tribunali, a New York, a Londra, in tutti i paesi". Intanto, però, c'è il generale inverno che morde. Mosca ha ridotto le forniture e Kiev, per salvaguardare il suo ruolo di paese di transito, ha conse- guentemente tagliato i consumi chiudendo asili, scuole e università e aumentando le importazioni di gas dall'Europa che, però, costa il 34% in più di quello russo. La differenza, ha detto la Naftogaz, la pagherà Gazprom "e non i cittadini ucraini".

Insomma, i nodi stanno finalmente venendo al pettine e la vera partita in gioco è il Nord Stream 2. Se infatti i 2,6 miliardi di dollari che Gazprom deve pagare a Naftogaz non sono bruscolini - a sua volta la società ucraina deve 2 miliardi in 'bollette arretrate', da qui lo sconto al saldo totale, ndr - l'obiettivo di Mosca è quello di costruire rotte alternative al condotto centrale ucraino, come il rad- doppio di Nord Stream e il prolungamento di Turkish Stream, in modo da impartire una lezione all'Ucraina ma, pure, contare su una rete infrastrutturale moderna, più efficiente e con costi di gestione competitivi. Ovvero tutto ciò che il gasdotto ucraino, costruito negli anni Ottanta, non può più garantire. Al momento, comunque, lo scontro è solo verbale: Gazprom - e Bruxelles - hanno già fatto sapere che le forniture all'Europa non sono a rischio. Inoltre, sottolineano gli esperti, la nuova querelle a Stoccolma "prenderà anni". Morale, il contratto si risolverà prima per i fatti suoi. E Mosca vuole essere pronta.


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