Gelosia dietro la barbarie
- 8 gen 2018
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DONNA FATTA A PEZZI/ARRESTATO IL COMPAGNO E IL NIPOTE DI LUI. PRESI GRAZIE AI CELLULARI
VERONA. È stata la traccia lasciata dai telefoni cellulari a dare la certezza ai Carabinieri che a uccidere Khadija Bencheick, maroc- china 46enne, ritrovata cadavere a Valeggio sul Mincio la sera del 30 dicembre, era stato il convivente albanese aiutato da suo nipote. A incastrare Agim Ajdinaj, 51 anni, e il nipote di 27, Lisand Ruzhdija, fermati due giorni fa a Verona con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere, ha contribuito in modo determinante il segnale dei telefonini che è stato agganciato contemporanea- mente alle celle telefoniche in località Gardoni, la frazione dove il cadavere è stato abbandonato in un uliveto, dopo essere stato fatto in dieci pezzi con una sega circolare. Gli investigatori, nonostante il convivente si dichiarasse innocente e distrutto dalla perdita della compagna, sin da subito avevano messo gli occhi su di lui, dopo aver scartato l'ipotesi che l'assassino fosse l'ex marito marocchino della donna, da tempo all'estero. L'albanese, però, non poteva aver agito da solo, visto che ha gravi problemi di salute, una struttura fisica mingherlina e la camminata claudicante. Per forza doveva esserci stata una seconda persona, capace di trasportare il cadavere da Verona a Valeggio e di sbarazzarsene disseminandone i pezzi tra l'erba del pendio, per fare in modo che se ne cibassero gli animali selvatici. Agim Ajdinaj, secondo i Carabinieri, si è fatto aiutare dal nipote, studente universitario, a cui era molto legato. Il movente più accreditato sarebbe la gelosia. Khadija Bencheick, una donna molto bella che si era separata nel 2009 dal marito, da tempo aveva allacciato un rapporto con l'albanese e viveva assieme a lui in un appartamento di Verona in zona Stadio. Viene descritta come una donna riservata, occidentalizzata (non portava il velo) e piena di energia. Per questo, considerate le gravi condizioni di salute del convivente, l'omicidio potrebbe essere stato compiuto proprio a casa, forse mentre la donna dormiva. L'ultimo contatto risale alla sera del 29 dicembre, quando la vittima ha terminato il suo turno di lavoro come colf. Il pubblico ministero Giovanni Pietro Pascucci, che attende l'esito definitivo dell'autopsia, chiamata a far chiarezza sull'ora precisa del delitto, ha emesso i due provvedimenti cautelari con l'accusa di omicidio (solo per il 51enne) e, per entrambi, di occultamento di cadavere. Oggi è prevista l'udienza di convalida davanti al Gip Paola Vacca del Tribunale di Verona. Intanto è stata organizzata una manifestazione per dire stop al femminicidio e alla violenza sulle donne, alla presenza anche di un rappresentante del Consolato del Regno del Marocco.
















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