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Genova fra dolore e rabbia



UN ANNO FA IL CROLLO DEL MORANDI: LE AUTORITÀ INCONTRANO I FAMILIARI

GENOVA. E’ stato il momento più intenso, quello celebrato ieri sotto il capannone davanti alla nuova pila del ponte di Genova. Per quei 43 nomi chiamati uno per uno, per le lacrime delle nonne e delle madri, per l’emozione di aspettare quell’ora e quel minuto - le 11,36 - e ricordare che in quell’istante, un anno fa, stava morendo un bambino, un ragazzo, un figlio.

Genova ricorda la strage del ‘Morandi’, quella che oggi la presidente dei familiari delle vittime, Egle Possetti, chiama “una condanna a morte”.

C’erano tutti ieri in quel capannone: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accolto con un caldo applauso pieno di significato: entra e abbraccia i familiari in lacrime come fa un padre. C’era il governo rappresentato dal premier Conte e dai ministri Salvini, Di Maio, Toninelli, Trenta, Bonisoli, Tria, Stefani. C’erano anche i rappresentanti di Autostrade per l’Italia, Atlantia e ‘Edizione’, il gruppo che fa riferimento alla famiglia Benetton.


Una delegazione di familiari guidata da Egle Possetti chiede alle istituzioni che Aspi non prenda parte alla cerimonia. E la delegazione si è allontanata “per rispetto delle richieste dei familiari”. “I sentimenti di chi ha perso un familiare vanno sempre rispettati”, ha commentato poi il sindaco commissario Marco Bucci cui fa eco il governatore Giovanni Toti: “Per loro venire credo che sia stato un gesto di rispetto, credo che sia stato altrettanto giusto andare via se lo chiedono i familiari delle vittime”. Ancora i deputati del M5s i quali “non possiamo dimenticare che si è trattato del peggior caso di incuria nella gestione della cosa pubblica”. E Matteo Salvini sottolinea che “i familiari delle vittime hanno sempre ragione, qualsi- asi cosa dicano o chiedano. Non è discutibile”.


Ma ieri non è stato il giorno delle rivendica- zioni, è stato il giorno del dolore. E a sentire tanto dolore è stato il cardinale Angelo Bagnasco che, a un certo punto dell’omelia non è riuscito a andare avanti. Poco prima di pronunciare la frase “è stato amore” riferita all’abnegazione dei soccorritori, al cardinale si è strozzata la voce. Si è fermato, ha

inghiottito l’emozione ed è andato avanti. Poi, alle 11,36, il momento di silenzio rotto dalle sirene delle navi e dal suono delle campane. Genova, in quel momento, ha pianto i suoi morti.

Guardare avanti adesso significa anche guardare alla giustizia: perché “il dolore - ha detto il governatore Toti - si lenisce anche con la verità”. Gli fanno eco il ministro Salvini, “chi ha sbagliato deve pagare fino in fondo” e il ministro Luigi Di Maio “il dolore di queste persone mi ha commosso. Nessuno si volti dall’altra parte”.

Il procuratore di Genova Francesco Cozzi, che ancora oggi si chiede se il ponte “era idoneo a rimanere ancora aperto” dice che “le indagini potrebbero essere chiuse nei primi mesi del prossimo anno. Daremo risposte non superficiali”.

Genova attende con grande fiducia nei magistrati, come ha detto Egle Possetti che aggiunge: “Chiediamo con grande forza la modifica delle norme affinché i processi siano

brevi e le famiglie possano trovare pace. Crediamo che nessun reato grave come questo possa essere prescritto. Vogliamo giustizia - ha detto - perche un paese democratico non può essere senza giustizia”. Genova ora guarda all’orizzonte. A fare da testimone al carattere aspro e caparbio della ‘Superba’, la pila che sta crescendo veloce ora sulle ceneri del vecchio ‘Morandi’.

“Genova ci chiede di continuare a lavorare - ha detto Bucci ai familiari delle vittime -. Vogliamo starvi vicino e dedicarvi il nostro primo desiderio, dedicarlo alla memoria dei 43 angeli: avere una città più grande, forte e più bella”.

Il cantiere infatti non si è fermato mai. La pila 9 non è la sola a crescere ogni giorno di più. Altre pile sono già in costruzione. Eccolo qui, il futuro. Che cresce sulla memoria di una delle più grandi tragedie che Genova abbia mai vissuto.

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