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Germania: democrazia smantellata

  • 21 lug 2017
  • Tempo di lettura: 3 min


BERLINO. Da ieri, in Germania, si dà il nome alle cose: "la Turchia sta smantellando stato di diritto e democrazia". E Berlino ha esaurito la pazienza e passa alle contromosse: gli avvisi del ministero degli Esteri ai tedeschi che vogliano visitare il paese di Erdogan sono stati rafforzati. E alle imprese si sconsiglia di investire, "dal momento che vengono genericamente accusate di sostenere il terrorismo", senza alcun fondamento, come accaduto a Daimler e Basf, finite nella ennesima lista nera di Ankara. La linea dura del governo tedesco è stata annunciata dal ministro degli Esteri Sigmar Gabriel, che mercoledì aveva improvvisamente interrotto le ferie e convocato l'ambasciatore turco per esprimere indignazione di fronte all'arresto di Peter Steudner, "del tutto ingiustificato". Un ragazzo, ha spiegato ieri, che era in Turchia per un seminario sui diritti umani, e che non ci era mai stato prima. Il suo arresto dimostra dunque che nessun cittadino tedesco può viaggiare in Turchia, ritenendosi al sicuro. E questa politica non può restare senza conseguenze. Poche ore dopo la conferenza stampa di Gabriel, Ankara reagisce: "affermazioni infelici, motivate dalla politica interna", che si inquadrano in un comportamento "irresponsabile" del governo tedesco. Il sospetto che lacampagna elettorale, in vista delle urne di settembre, abbia un certo peso nella virata di Berlino in effetti sussiste. Anche perché Gabriel ha citato diverse volte Martin Schulz, nel suo lungo discorso, affermando di aver concordato le misure "con lui e con la cancelliera". Angela Merkel si è limitata a far dire al suo portavoce su Twitter che le decisioni sono "giustificate alla luce degli sviluppi" e che sono "necessarie e imprescindibili". Si ha la sensazione, insomma, che la Cancelliera abbia deciso di lasciar fare. O che non intenda comunque prendere in mano la situazione personalmente proprio per non esacerbare ancor di più il clima con gli alleati della Nato. Che Berlino abbia sopportato fin troppo a lungo le provocazioni della Turchia è ad ogni modo incontestabile. E Gabriel lo ha detto a chiare lettere: "Abbiamo avuto molta pazienza con i nostri amici e alleati, anche se non è sempre stato facile. Abbiamo tollerato insulti insopportabili. In attesa che tornasse la ragionevolezza. Purtroppo siamo stati sempre delusi, e c'è stata sempre una nuova escalation. Ora dobbiamo avere un nuovo orientamento nella politica sulla Turchia e chiarire che questa politica non è senza conseguenze". Quindi è passato all'elenco delle contromisure: gli avvisi ai cittadini tedeschi, quelli alle imprese e una verifica sull'unione doganale. "Non possiamo più consigliare gli investimenti alle imprese" in Turchia, ha detto, chiarendo che la Germania mette in discussione le garanzie di credito per l'export regolate dal Hermes- Buergschaften. "E non posso più immaginare che vi siano delle trattative per ampliare l'unione doganale, mentre i cittadini europei vengono detenuti in prigione senza alcun motivo in Turchia", ha aggiunto, dando ragione al leader del suo partito. Da Ankara è arrivata anche la risposta piccata del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusogl: “La Germania - ha detto il ministro - deve sapere che la Turchia non cederà a minacce e ricatti. Il capo della diplomazia turca ha accusato la Germania di "sostenere i terroristi" e di voler "interferire nel sistema giudiziario". "C'è stata una seria crisi di fiducia nelle nostre relazioni con la Germania, che è un amico e alleato con cui abbiamo legami storici", si legge nel comunicato, secondo cui "le dichiarazioni del ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel sono l'ultimo e inaccettabile esempio di un approccio distorto" e del "doppio standard" impiegato dalla Germania nei confronti della Turchia.


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