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Giocava durante l’allarme


CASA BIANCA/TRUMP NON LASCIA IL CAMPO DA GOLF MENTRE LE HAWAII SONO NEL PANICO


NEW YORK. Mentre alle Hawaii si sca- tenava il caos per la notizia di un missile in arrivo dalla Corea del Nord, Donald Trump in vacanza in Florida avrebbe con- tinuato a giocare a golf. Mentre su Twit- ter, piuttosto che rassicurare immediata- mente gli americani che si trattava di un falso allarme, ha preferito ignorare quan- to accaduto e sferrare invece l’ennesimo attacco contro i media, rei di diffondere fake news su di lui.

Così, il giorno dopo il clamoroso cor- to circuito che per 38 interminabili minuti ha sconvolto la vita nell’arcipelago del Pacifico, una nuova polemica investe il tycoon, accusato di aver abdicato al suo ruolo, al tradizionale ruolo di leadership

- come scrive tra gli altri il Washington Post - che un presidente deve sempre svolgere in momenti di emergenza.

Eppure il commander in chief sarebbe stato im- mediatamente informato su quanto stava accadendo dal consigliere per la sicurez- za nazionale H.R. McMa- ster e dal capo di gabinetto della Casa Bianca John Kelly, tra una buca e l’al- tra del Golf Club di West Palm Beach.

Stando a quanto ripor- ta il pool di giornalisti al seguito del presidente, il tycoon sarebbe però rimasto sul green, probabilmente ag- giornato sull’infondatezza dell’allarme. Ma se le autorità delle Hawaii hanno am- messo l’errore in tempi rapidi, ci sono voluti appunto 38 minuti prima che la po- polazione di Honolulu e dintorni venisse avvertita e tranquillizzata con un nuovo

sms. Mentre migliaia di turisti che affollano il paradiso delle vacanze hanno conti- nuato a non capire cosa stava accadendo per ore. Così sono in molti ad accusare il presidente per non aver preso in mano la situazione e per non aver informato in tem- po reale gli americani, preferendo twitta- re su altro.

Mentre la Casa Bianca si è limitata ore dopo la fine dell’emergenza a scari- care ogni responsabilità sulle autorità sta-

tali delle Hawaii. L’increscioso caso ac- caduto nell’arcipelago è chiaramente una spia della tensione creatasi nel braccio di ferro tra l’Amministrazione Trump e il re- gime di Kim Jong-un e del rischio sempre più concreto che si possa arrivare a uno scontro nucleare.

Riparte così il dibattito sul controver- so potenziamento dell’arsenale atomico che il tycoon per la prima volta dalla fine della guerra fredda ha promesso di rea- lizzare. Andando in controtendenza con i predecessori impegnati nello sforzo di non proliferazione e di riduzione degli arma- menti.

E se Barack Obama tentò in tutti i modi (ma senza riuscirci) di ripudiare l’opzio- ne del ‘first use’, secondo cui un Paese ha il diritto di essere il primo a sferrare un attacco nucleare, il timore è che Trump

possa tornare ad abbracciare in pieno tale principio, giudicato da molti immorale.

Il rischio è che si possa ipotizzare il lancio di testate atomiche per rispondere ad altri tipi di aggressioni, come quelle con armi chimiche o nel caso di massicci cyberattacchi.

Tale strategia sarebbe già stata abboz- zata - come riportato da Huffington Post e New York Times - e prevedrebbe un pia- no per la costruzione di nuove bombe ato- miche a basso potenziale. Un tipo di ordi- gni - avvertono gli esperti - paradossal- mente più pericoloso delle bombe più mo- derne e potenti.

Megabombe che difficilmente qualcu- no userebbe per gli effetti devastanti che avrebbero sul mondo intero. Più facile in- vece spingere il bottone rosso sapendo di fare male ma non farsi del male.


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