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Giorni di lunghi coltelli

NUOVO SCANDALO ALL'ACQUISTO DA PARTE DELLA SANTA SEDE UN IMMOBILE A LONDRA



di Manuela Tulli

CITTÀ DEL VATICANO. "Una battaglia feroce": così uno dei più importanti giornali economico-finanziari del mondo, il Financial Times, descrive quanto sta accadendo in Vaticano alla luce del nuovo scandalo finanziario legato all'acquisto, da parte della Santa Sede, di un immobile a Londra. Una operazione fatta con i soldi che dovrebbero essere destinati alla carità, ovvero quelli dall'Obolo di san Pietro. È sempre più un nuovo 'vatileaks' quello che si configura in Vaticano, dopo le perquisizioni e la sospensione di cinque funzionari. Vicenda che ha visto cadere la prima testa eccellente, quella dell'ormai ex comandante della Gendarmeria Domenico Giani. Ora si attendono nuove possibili rivelazioni, anche su altri fronti, nel libro del giornalista Gianluigi Nuzzi che verrà presentato lunedì alla presenza del ministro degli esteri Luigi Di Maio. Nuzzi, come anche Emilio Fittipaldi dell'Espresso, furono anche tra i protagonisti della cosiddetta 'vatileaks 2'. La vicenda di questi giorni però pesa ancora di più come un macigno considerata tutta l'opera di riforma e trasparenza messa in campo da Papa Francesco. Il quotidiano della City ripercorre la vicenda a partire dall'ipotesi di un investimento petrolifero in Africa, poi lasciato da parte proprio per l'acquisto dell'immobile a Chelsea che doveva essere trasformato in una lussuosa proprietà. A complicare la vicenda è stata la Brexit che ha reso gli investimenti in Gb più a rischio e meno convenienti. Ma quello che si evidenzia in realtà è che questa operazione svela "una feroce battaglia all'interno della Santa Sede - commenta il giornale della City -, con una fazione di cardinali che resistono ai tentativi di Papa Francesco di sistemare e centralizzare le disordinate finanze vaticane dopo decenni di scandali e imbarazzo per la Chiesa". Un focus a parte merita infine la vicenda, non andata poi in porto, di un possibile investimento del Va-

ticano, con i fondi a disposizione dell'Obolo di San Pietro, in una operazione petrolifera in Angola. Una trattativa che è durata mesi. Una delle figure chiave per questo fu mons. Alberto Perlasca, ex alto funzionario della Segreteria di Stato, tra i collaboratori dell'ex Sostituto, il cardinale Angelo Becciu, poi nominato da Papa Francesco al tribunale della Segnatura Apostolica. A proporre l'investimento era stato Antonio Mosquito della Falcon Oil, una conoscenza per la Segreteria di Stato vaticana dal momento che è stato per alcuni anni ambasciatore dell'Angola per la Santa Sede. Mons. Perlasca, interpellato sulla vicenda da Ft, ha detto: "Il signor Mosquito ha contattato la Segreteria di Stato come chiunque avrebbe potuto facilmente fare. Il fatto che non sia stato fatto nulla al riguardo dimostra che la Segretaria di Stato è stata scrupolosa nell'esame dell'investimento oltre ogni considerazione di persona o di amicizia"

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