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Giovani: generazione sempre connessa che sogna relazioni vere



PADOVA. I ragazzi di oggi sono immersi nella realtà virtuale: 9 su 10 si collegano a internet tutti i giorni, comunicano con i social ma non gli basta. Hanno bisogno di relazioni vere, dirette e non “virtuali”; solo il 58% è pienamente soddisfatto della vita, il 39% lo è mediamente. Anche l’autostima è in calo anche se questo aspetto e il benessere sono differenti tra maschi e femmine.Lo rilevano i risultati della terza annualità del progetto “Crescere”, lo studio realizzato dalla Fondazione “Emanuela Zancan” che segue nel tempo un campione di oltre 500 ragazzi dagli 11 ai 18 anni grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Alla domanda “Qual è la cosa più importante per essere felici?”, i ragazzi mettono al primo posto gli amici, quelli veri: “che mi aiutano nel momento del bisogno”, “con cui sfogarsi, con cui posso parlare senza essere giudicato”. Emerge poi l’importanza della famiglia: “Avere una famiglia che mi sostenga, che mi ascolti, con cui si possa essere se stessi”.Parlano dell’amore e di quanto questa esperienza sia importante per loro. Rimarcano il bisogno di relazioni autentiche: “Qualcuno che ti vuole bene e con cui puoi essere sincero senza aver paura”. Com’è noto la fiducia è una cosa seria e verso se stessi i ragazzi sottolineano profonde differenze: a 15 anni l’87% dei maschi ha un atteggiamento positivo verso di sé, mentre per le femmine è vero nel 75% dei casi. Viceversa, il 50% delle ragazze a volte si sente inutile (il 32% per i maschi). Il 50% delle femmine vorrebbe avere maggior rispetto di sé (il 39% per i maschi). Complessivamente “passando dai 12 ai 15 anni gli adolescenti acquistano maggiore consapevolezzadi sé, dei propri punti di forza ma anche delle proprie debolezze. Per questo si nota un calo nei livelli di benessere. - ha commentato Elisabetta Crocetti, ricercatrice all’Università di Bologna - Inoltre il passaggio dall’ambiente più familiare delle scuole medie a quello più istituzionale delle scuole superiori implica un lavoro significativo sul proprio concetto di sé”. “Lo studio Crescere ci sta dando informazioni a volte sorprendenti: la voglia di parlare dei ragazzi, il loro desiderio di essere ascoltati, capiti e amati, mentre sono sempre connessi. - ha commentato il direttore della Fondazione Emanuela Zancan, Tiziano Vecchiato - Non li disturba il rumore da troppa comunicazione ma l’ansia di non diventare quello che vorrebbero. È motivo di sofferenza e incertezza. Il porto sicuro sono gli amici, l’essere considerati, ascoltati, poter contare sui genitori quando c’è bisogno”.


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